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Si chiama Aducanumab ed è il nuovo farmaco in grado di dare speranza ai malati di Alzheimer. Il primo ad esser approvato in quasi 20 anni di ricerca in questo campo. “Oggi è una giornata storica” commenta il virologo Roberto Burioni.

Prodotto dall’azienda statunitense Biogen, in collaborazione con la giapponese Eisai Co., Aducanumab è il primo farmaco ad esser approvato dall’Fda nella lotta all’Alzheimer, patologia che interessa milioni di persone in tutto il mondo e le loro famiglie.

Farmaco contro l’Alzheimer: come funziona?

È importante fare una premessa. Il farmaco non ha invertito il declino mentale, ma ha solamente rallentato il decorso della malattia, non limitandosi ad aggredire i sintomi della demenza (così come altri farmaci). L’Aducanumab sarebbe, infatti, il primo farmaco ad intervenire in modo diretto sui meccanismi fisiologici dell’insorgere della malattia, ovvero la formazione di placche betamiloidi sul cervello. I test hanno mostrato, nei pazienti allo stato iniziale della malattia, con perdita di memoria e prime difficoltà nel ragionamento, una riduzione di queste placche.

Terapia ed efficacia

Il farmaco viene somministrato per iniezione in via endovenosa ogni quattro settimane. La Fda ha richiesto al produttore di condurre una nuova analisi per confermare i benefici del farmaco sui pazienti. Se lo studio non ne dimostrerà l’efficacia, la Fda potrebbe ritirare il farmaco dal mercato. L’agenzia statunitense ha comunque spiegato di aver scelto la procedura dell’approvazione accelerata, dopo aver concluso che “I benefici per i pazienti con Alzheimer trattati con l’Aduhelm superano i rischi della terapia“.


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Aducanumab: prezzo

La casa produttrice del farmaco, la Biogen, non ha rivelato immediatamente il prezzo, sebbene gli analisti abbiano stimato che il farmaco potrebbe costare tra i 30.000 e i 50.000 dollari per un anno di trattamento.

Un farmaco non per tutti

È il primo farmaco dopo vent’anni che sembra poter aiutare i malati, ma non sarà per tutte le persone colpite da Alzheimer” spiega Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di neuroscienze-neuroriabilitazione dell’Irccs San Raffaele Roma. “Questo nuovo farmaco è il primo in grado di interferire con uno dei tanti ‘killer’, la proteina beta-amiloide, ma per quello che ricordo ha potenziali effetti collaterali come microemorragie cerebrali. Chi lo farà dovrà sottoporsi a risonanze magnetiche e aver documentato la presenza della proteina beta-amiloide“.

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A proposito dell'autore

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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