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“L’utilizzo del remoto attraverso l’informatica è stato un esperimento utile. Certo, l’attività didattica ha dovuto rinunciare alla socialità che è un valore e un momento di crescita e confronto nel rapporto docente-studente. Però, il sistema universitario ha dato una risposta immediata e positiva all’emergenza, mantenendo un’offerta formativa soddisfacente”. Lo dice, il ministro dell’Università, Gaetano Manfredi.

Il sistema a distanza, ribadisce, ”è stata un’esperienza positiva. Il disagio dei ragazzi è stato minimo, d’altra parte gli studenti attuali sono tutti di generazione digitale”.

“Abbiamo fatto un primo monitoraggio fino al 20 marzo – fa quindi sapere -, su una popolazione studentesca di un milione e 200mila ragazzi che hanno seguito le lezioni a distanza. Ci sono stati 30mila laureati e 70mila esami con il sistema remoto. Il prossimo monitoraggio è fissato al 20 aprile, ma le prime anticipazioni danno oltre 50mila lauree e oltre 100mila esami sostenuti”.

Alla domanda se queste esperienze didattiche potranno essere utilizzate anche dopo l’emergenza coronavirus, il ministro risponde: ”È evidente che l’Università ha bisogno di presenza, perché è fondamentale il confronto, la discussione, il dibattito. L’esperienza da remoto, però, ha creato nuove inclusioni. Penso a studenti in aree disagiate, ad esempio. Da remoto tutte le Università hanno mantenuto orari, corsi, scadenze con continuità didattica”.

E sulla fine dell’emergenza spiega: “Abbiamo già idee su quella che definiamo la fase tre, che partirà da settembre. Contiamo per il nuovo anno accademico di riprendere l’attività nelle aule, seguendo le indicazioni che avremo sul distanziamento sociale”.

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