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Da giorni, per le strade di Palermo, è apparsa una lunga lettera anonima firmata da “un papà” siciliano e indirizzata al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. L’uomo descrive, con parole forti, l’indifferenza dei palermitani verso la propria città, vittima di incurie e abbandono.

Nella lettera l’uomo, padre di una bambina di quattro anni, spiega come quest’ultima sia “fin troppo ingenua per distinguere la differenza tra un diritto e un favore. Troppo innocente per capire cosa significhi avere mille bare in attesa di sepoltura e tutto sommato troppo piccola per soffrire i disagi di chi ogni giorno rimane intrappolato su strade puntellate da cantieri infiniti, buche e ponti pericolanti”. Per questo motivo, l’uomo chiede al Presidente di dare “la forza di cambiare le cose”.

Nella lettera si legge: “il fatto che i nostri figli non riescano più a impressionarsi davanti alle discariche e ai sacchetti di rifiuti che accompagnano il tragitto a piedi da casa a scuola: non provano un briciolo di fastidio o disgusto, li scansano senza degnarli di uno sguardo o di un commento, che se ormai facessero parte dell’arredo urbano. Come se fosse normale“.

Il padre firmatario della lunga lettera, però, vuol essere il primo a essere messo sotto accusa e non ad accusare: “Il sentimento di sconfitta e di rassegnazione che sta contaminando i nostri figli è un virus che parte da noi adulti e si diffonde attraverso le nostre (troppe) distrazioni”, ma “in un momento in cui ci troviamo ad affrontare battaglie epocali. La paura più grande è quella di avviare al mondo generazioni di cittadini senza coscienza critica. Incapaci di lottare e di cambiare le cose”.


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Padre scrive a Mattarella su un cartellone

Perciò, scrive l’uomo mentre si avvia verso la conclusione della lettera anonima, “parli a chi potrebbe cambiare le cose ma preferisce cambiare città. E parli anche a quelli che pur non potendo cambiare città, non sanno che volendo (e con poco) potrebbero cambiare le cose“. In questo modo prosegue la lettera, “insegni loro ad amare Palermo. A rivendicare spazi puliti e accoglienti e ad avere cura del bene comune”.

“Spieghi a chi si ostina a sfregiare con i propri vizi strade, piazze e marciapiedi che un semplice gesto e tante piccole azioni quotidiane possono contribuire a ripulire l’aspetto e l’immagine di questa terra. Mi rivolgo a lei perché vorrei che usasse la sua autorevolezza per parlare al cuore dei palermitani. Per spiegare loro che esiste una via alternativa alla rassegnazione. Che anche Palermo”, conclude l’uomo, “può riassaporare almeno uno spicchio del suo antico splendore“.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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