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Orrore e rabbia alle isole Faroe dove domenica scorsa sono stati massacrati oltre 1.500 delfini nella tradizionale e sanguinaria caccia che da secoli si svolge nel Paese. Mai così tanti nella storia. Solo nel 1940 ne furono uccisi 1200.

Mattanza dei delfini: immagini shock

Impressionanti le foto che in questi giorni inondano i social media e i notiziari di tutto il mondo, suscitando sdegno e vergogna. Carcasse di centinaia di delfini sulla battigia di Skalabotnur a Eysturoy, nell’arcipelago del nord Atlantico. Il blu del mare mischiato al color rosso sangue dei mammiferi, come nei più spaventosi film horror. Ma questa è la realtà.

L’orribile pratica

La Grindadrap, così si chiama la barbarica caccia, consiste nel trascinare i mammiferi marini, soprattutto balene e delfini, a riva per poi massacrarli con dei coltelli. Secondo i più antichi sostenitori della caccia, si tratta di un modo sostenibile di raccogliere cibo dalla natura, oltre che essere una parte importante della loro identità culturale.

La lotta degli ambientalisti

A non pensarla così, gli attivisti di tutto il mondo per i diritti degli animali, che ritengono il massacro crudele e non necessario. Da diversi anni ormai le critiche nei confronti di questa pratica si scontrano con le prese di posizione della gente del luogo. Questa volta, però, la reazione è insolitamente univoca.


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Le reazioni della gente del luogo

È stato un grande errore “, ha ammesso il presidente dell’Associazione balenieri delle isole, Olavur Sjurdarberg, sottolineando tuttavia che nessuna legge è stata violata. Secondo i media locali, la reazione della popolazione è stata “di smarrimento e shock” a causa del numero straordinariamente grande di delfini uccisi. “Uccidere i delfini è legale ma non è popolare“, ha invece dichiarato il deputato danese per Faroe, Sjurdur Skaale, definendo la caccia “umana” se eseguita nel modo giusto.

Mattanza nei mari: come evitarla

Per evitare una simile ed orribile mattanza, è fondamentale salvaguardare i mari. Come? Scegliendo di mangiare soltanto alcune specie di pesce: quelle abbondanti, ben gestite, catturate o allevate in modo eco-sostenibile. Prestiamo particolare attenzione alle etichette, in cui viene riportato anche il modo in cui il pesce è stato pescato. Da evitare assolutamente le reti a strascico, draga, o palangaro. Il sito Consumare giusto ha una guida on line che ha entrambe queste indicazioni.

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A proposito dell'autore

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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