Questo virus ci ha catapultati nella tragedia della malattia e delle morti. Siamo nel mezzo di una guerra contro un nemico subdolo e invisibile, che impariamo a conoscere molto lentamente, che ci ha costretti all’isolamento fisico e non solo. La distanza forzata ha coinvolto i nostri affetti più cari e le nostre relazioni “normali”, elevando il peso della solitudine.

Ancora non è finita. La strada sarà lunga e faticosa, da percorrere in un mondo tutto cambiato.

“24 ore fa abbiamo lanciato un sondaggio flash tramite le stories del nostro account ufficiale instagram, come sempre, seguitissimo.

I risultati

L’opzione più votata, tra quelle disponibili forse un pò a sorpresa, è stata “Resterò ancora il più possibile a casa” con 1576 preferenze.

Abbiamo. provato a capirne di più. magari perchè, con il tanto auspicato ritorno alla normalità, alcuni di noi potrebbero provare nostalgia per quella solitudine che è diventata una piacevole routine.

Uno studio ha rilevato infatti che è un desiderio taciuto e poco razionale che riguarda, probabilmente, chi è riuscito a vivere la quarantena in solitaria, scoprendo un nuovo equilibrio, riuscendo ad adattarcisi e a trovarcisi inaspettatamente comodo. Non ha per forza di cose a che fare con l’introversione, questa volontà di non dover uscire subito: anzi, il lockdown come paradiso degli introversi è stata un’Arcadia presto smentita dai suonatori di piatti delle 12, dagli aperitivi su Facetime, dalle riunioni su Zoom ancora più frequenti di quelle già mitraglianti in carne e ossa del mondo prima. Rompere la quarantena, mi sembra, è come dover uscire da una vasca da bagno quando l’acqua è ancora piacevolmente calda. Come dover finire in fretta e furia un piatto che era appena stato servito.

Non è stato facile, naturalmente, adattarsi all’isolamento: gli affetti mancano ogni giorno, che siano amici o possibili congiunti. Mancano il contatto fisico, il piacere dei ristoranti, il sesso. Eppure, la gioia sottile di poter gestire in modo completamente autonomo la routine giornaliera, dal risveglio all’ultimo momento di veglia è una soddisfazione inedita, cresciuta a poco a poco nei giorni, che dispiace abbandonare anche soltanto per la possibilità di una libertà dai risultati incerti.

Al secondo posto, quella che sembrava la scelta più ovvia, “Tornare lentamente alla normalità”. con 714 preferenze. Questo probabilmente sarà il minore dei problemi in termini di benessere psicologico. Siamo esseri evoluti. Recuperare il piacere delle esperienze relazionali e sociali abbandonate sarà un dono che tutti sperimenteremo, pur con variabile grado di consapevolezza».

Prima degli indecisi, si posiziona “Ritornare alla stessa vista di prima 112 preferenze. Questo dimostra la consapevolezza di ognuno di noi che il passaggio è serio e che ci sono i rischi seri rischi di fare enormi passi indietro se non rispettiamo le indicazioni per limitare il contagio.

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