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Di fronte all’aumento dei contagi da coronavirus, le autorità della regione Lombardia, la più colpita durante la prima ondata della pandemia di Covid, hanno chiesto al governo un «coprifuoco» a partire da giovedì 22 ottobre. Questa misura imporrebbe, tra le 23 e le 5 di ogni giorno, la chiusura di tutte le attività e lo stop agli spostamenti, ad esclusione di casi «eccezionali». Tra le richieste fatte al governo c’è anche quella di chiudere, nelle giornate di sabato e domenica, la media e grande distribuzione commerciale, «tranne che per gli esercizi di generi alimentari e di prima necessità”. Anche perchè la prospettiva degli esperti è quella di un incremento delle persone ricoverate negli ospedali ed in particolare nelle terapie intensive entro fine mese: dai 113 odierni a quasi 600 in terapia intensiva come riporta anche il sito Corriere.it che cita esperti e virologi tra coloro che indicano questo peggioramento.

«Abbiamo deciso di emanare un provvedimento che sia anche simbolico», ha detto il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana su Rete4, per «cercare di dare un colpo ad una delle causa del contagio che è ripartito e che sono l’assembramento, la movida, le feste, gli incontri in piazza, tutte cose che non si riescono a controllare perché non riusciamo ad avere un numero sufficiente di polizia e agenti». La proposta — arrivata, all’unanimità, dai sindaci di tutti i Comuni capoluogo della Lombardia, dal presidente dell’Anci, Mauro Guerra, dai capigruppo di maggioranza e di opposizione e da Fontana — sarebbe già stata accettata, nella sostanza, dal governo. Che ora deve provvedere a ratificarla e dare l’ok per l’esecuzione.

Chi potrà muoversi durante il «coprifuoco»

La richiesta prevederebbe, come avvenuto durante i mesi del lockdown la scorsa primavera, alcune eccezioni, per consentire il movimento per motivi di salute, lavoro e comprovata necessità, e arriva dopo aver «preso atto di quanto rappresentato dal Comitato Tecnico Scientifico lombardo».

I posti in terapia intensiva in Lombardia

In particolare, la «Commissione indicatori» istituita dalla direzione generale del Welfare della Regione ha previsto che al 31 ottobre potrebbero esserci circa 600 ricoverati in terapia intensiva e fino a 4.000 in terapia non intensiva. Attualmente, i ricoverati in terapia intensiva sono 113, i ricoverati non in terapia intensiva 1.136. Durante i drammatici giorni dello scorso marzo, la Lombardia si trovò a curare fino a 1.300 malati di Covid in terapia intensiva.

Che cosa sta succedendo a Milano

Milano, come spiegato dal Corriete.it, oggi il cuore dell’epidemia: 436 i casi nella città, 814 nell’area metropolitana. Per l’Ats l’indice di contagio Rt è a 2 — il che significa che una persona infetta oggi ne contagia, in media, due. Questo dato viene considerato il segnale che le misure di contenimento adottate finora (mascherine, divieto di assembramenti e distanziamento sociale). sono state inefficaci, ed è particolarmente preoccupante poiché indica una capacità esponenziale della diffusione del contagio.

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