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Un allarme che va dritto al mondo dell’università. A lanciare l’emergenza giovani è il presidente di AlmaLaurea, sito che negli ultimi giorni ha fornito alcuni dati sull’ultimo anno accademico. Più di 110mila universitari sparsi per la penisola sono stati sottoposti ad alcune domande per comprendere il loro vissuto durante la didattica a distanza.

Il risultato che emerge è che 4 studenti su 5 vogliono tornare in aula con le lezioni in presenza. Ma a rispondere in tal senso sono quegli studenti già iscritti da alcuni anni e che quindi avevano fatto lezioni in presenza prima della proliferazione del Covid-19.

Mentre risulta che tra i frequentati dei primi anni, ovvero le cosiddette matricole, non ci sia stato tutto questo entusiasmo nello stare in aula. E molti di loro, malgrado una risposta positiva iniziale, hanno preferito seguire da casa per svariati motivi, che vanno dai trasporti, alle abitazioni fino alla comodità casalinga.


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Gli universitari vogliono la Dad per sempre

Il problema, come confermato dai vari rettori dello stivale, sarebbero proprio le matricole, che hanno iniziato il loro percorso universitario in modalità online. E a sottolinearlo è anche il presidente di Almalaurea Ivano Dionigi su Repubblica: “Metà delle aule erano vuote. Certo, molto è dovuto a una difficoltà sulle distanze, ma altre volte no. Loro sono l’anello più debole. Ora il messaggio che deve arrivare forte e chiaro dalle università è che da ottobre dobbiamo far tornare tutti in presenza. L’università è incontro e opportunità, vorrei che le famiglie lo capissero“.

Anche all’Università di Palermo si è registrata la medesima situazione. All’inizio c’è stata un’affluenza molto attiva da parte delle matricole, gli unici studenti che sono potuti ritornare nelle aule dell’ateneo palermitano, poi, anche a causa dell’aumento dei contagi, molti di loro hanno preferito per sicurezza e comodità ritornare a seguire in Dad, rendendo le lezioni in presenza solo una piccola parentesi dell’anno accademico.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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