Riceviamo e pubblichiamo una nota dello SNALS, il sindacato dei lavoratori dell’Università di Palermo che si rivolgono direttamente al prof. Francesco Vitale, Candidato alla carica di Rettore dell’Università di Palermo, che solo qualche giorno fa avevamo presentato in una nostra intervista.

Il sindacato si dimostra freddezza e sfiducia riguardo le parole del prof. Vitale proprio nella nostra intervista.

La Lettera

Carissimo Francesco, Chiarissimo Prof. Vitale,

ci rivolgiamo in forma così diretta alla Tua attenzione, nella speranza di fare cosa gradita e in considerazione dei tanti anni di conoscenza reciproca che ormai, ahinoi, ci siamo lasciati alle spalle. Vogliamo cogliere l’occasione dall’invio della Tua “Lettera aperta alla Comunità Accademica” con la quale hai voluto presentare la Tua candidatura alla massima carica dell’Ateneo per il prossimo mandato di sei anni a partire dal 2021, per ringraziarTi della considerazione rivolta al personale TAB.

         Riteniamo che il ruolo al quale ambisci sia uno dei più prestigiosi della nostra Repubblica e che dunque meriti un dibattito aperto, chiaro, franco, democratico e trasparente. Ed è per queste ragioni che Ti scriviamo in quanto rappresentanti del personale tecnico amministrativo e bibliotecario dell’Università di Palermo. Lo stesso personale che tu stesso in una recente intervista al blog Younipa, definisci come “pietra angolare” di tutto il sistema universitario futuro che immagini per il nostro Ateneo.

         Ci perdonerai se, forse per colpa della nostra lunga esperienza nella nostra Università, non ti crederemo e penseremo di essere di fronte all’ennesima dichiarazione di rito che richiama alla nostra memoria le parole del Rettore in carica espresse sia nei suoi documenti elettorali che dopo. I fatti, piaccia o meno, rimangono nella memoria molto più delle parole. Verba volant, scripta manent, sostenevano gli antichi e noi con loro.

         Vogliamo quindi chiederti: di chi è la firma del consigliere d’amministrazione prof. Francesco Vitale apposta sulla modifica dello Statuto dell’Università degli Studi di Palermo del 2019, che ha sancito il voto diretto di tutto il personale TAB “pesato” nella misura del 20% e raccolto in un’urna separata per l’elezione del Rettore? Tutto ciò nonostante i ripetuti appelli a non procedere verso questa soluzione e una assemblea del personale che si era espressa all’unanimità contro tale misura. Una modalità di voto che nell’esperienza passata si era dimostrata come fortemente penalizzante per il personale TAB, sottoposto non soltanto alla mortificazione del voto “pesato”, ma anche al pericolo del voto “controllato”.

Per tale ragione, anche grazie alla lungimirante disponibilità dei Rettori Silvestri e Lagalla, si era pervenuti ad un sistema di voto che, garantendo piena dignità e autorevolezza al personale TAB, prevedeva che quest’ultimo individuasse al suo interno i cosiddetti “grandi elettori” chiamati, in occasione delle elezioni del Rettore, ad un voto pieno raccolto insieme a quello delle altre componenti, con pari dignità. Se la memoria non fosse del tutto presente, Ti invitiamo a chiedere riscontro all’allora presidente della commissione incaricata di redigere il nuovo Statuto d’Ateneo, anche lui firmatario di questa nefasta, retriva e reazionaria reformatio in peius: il prof. Enrico Camilleri, da Te indicato come Pro-Rettore Vicario.

         Su queste basi, ci perdonerai se restiamo perplessi di fronte alle tue parole quando nella intervista citata dichiari di “non essere il candidato di nessuno”. La domanda che ci poniamo è quale candidato abbiamo di fronte, come direbbe il nostro indimenticato maestro Pirandello: uno, nessuno o centomila? Questo nessuno è così chiaro nella nostra mente che temiamo si tratti di una perfetta sovrapposizione, qualcuno parlerebbe di una fotocopia.

         Solo che le copie sono sempre sbiadite rispetto all’originale e vivono di luce (o ombra) riflessa. Se questo è il modello, ringraziamo per l’attenzione ma passiamo la carta. Conosciamo bene e a fondo questa governance, il suo dichiarare e il suo operare, anche e soprattutto per le questioni che interessano il personale TAB.

Dunque, ribadiamo quanto scritto in precedenza: ci auguriamo che i candidati a Rettore e i soggetti indicati come Prorettore vicario che ricoprono incarichi istituzionali all’interno della governance abbiano la sensibilità politica e, soprattutto morale, di dimettersi dalla carica ricoperta, dimostrando anche un tangibile segnale di discontinuità rispetto all’operato del Rettore Micari.

Nell’intervista citata, dichiari: “La candidatura di Micari è stata una scelta che lui ha fatto e che non è stata gradita da nessuno”. Si tratta di una timida presa di distanza? O è solo il disagio di avere come sponsor il protagonista di tante pagine nere del nostro Ateneo?

Nella certezza che apprezzerai la diretta franchezza che ha sempre contraddistinto noi dello SNALS, vogliamo suggerire alla Tua attenzione un passo dell’opera citata in precedenza che può essere utile ricordare: Di ciò che posso essere io per me, non solo non potete saper nulla voi, ma nulla neppure io stesso”.

Con molti cordiali saluti,

F.to il Coordinatore provinciale

                                                      Giovanni Madonia Ferraro

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4 Risposte

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    Giovanni

    Il ruolo di rettore dell’università è tra i più ambiti della Repubblica.
    Come mai il Rettore quando si insedia non giura fedeltà alla Repubblica innanzi al Ministro?

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    FERRARA ROSARIO

    PERCHE NON IMPORTA IL “LIGNAGGIO” DELLA CARICA MA LA SUA AUTONOMIA!!!

    ma tu sei sempre cosi “certificativo” in ogni cosa che fai?

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  3. Avatar
    FERRARA ROSARIO

    … da correggere nell’ articolo:
    “il sindacato dei lavoratori dell’ universita di palermo”

    1. lo snals rappresenta anche lavoratori di altri comparti
    2. comunque il personale dell’ ateneo usa anche altre associazioni sindacali rappresentative

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  4. Avatar
    Giovanni

    Il giuramento è un impegno solenne a servire la Repubblica alla luce della Costituzione e del Tricolore.Non si tratta di mera certificazione ma di un adempimento che conferisce pregio e specialità alla funzione pubblica che si esercita.

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