Sonia Maria Sciacca

Le sveglie iniziano a suonare alle 4.30 del mattino, a volte anche prima, e non importa se la sera prima ti sei ritirata alle 3 o alle 4 perché, nonostante tutto, la tua vita sociale continua.

Sali sull’autobus con capelli bellissimi, sciolti e ricci ben definiti, ma sai già che al ritorno lo stesso autista non sarà in grado di riconoscerti: una coda o uno chignon con qualche ciuffo fuori posto che Medusa a confronto sfigurerebbe. E ti ritrovi a camminare, anzi a correre, perché devi essere puntuale al tirocinio, alle lezioni, ai laboratori, agli esami, e percorri chilometri sotto un cielo sereno, sotto la pioggia e in qualche circostanza anche sotto la grandine. E ti perdi ogni anno alla ricerca della nuova scuola! Così capisci che l’amico più fedele sarà Google Maps.

Di solito ai tuoi cari colleghi, che vedendoti per strada, ti domandano: «Sonia, che fai sali a casa, ci prepariamo un caffè?», la risposta è quasi sempre la stessa: «No, grazie. Devo prendere l’autobus». «Sarà per la prossima volta» è sempre stata la frase conclusiva, anche se ancora molti si domandano quando sarà questa prossima volta.

Però se rimani a Palermo, si organizzano rimpatriate, tutti i colleghi più cari all’interno di una panineria e le ore passano così velocemente tra chiacchiere, birre e risate, che il mattino dopo bisogna correre ugualmente.

Ero così abituata a questa vita, così frenetica, veloce e da certi punti di vista stereotipata. Però non avrei mai pensato che quel 4 marzo 2020 sarebbe stata l’ultima volta. E adesso rivedere virtualmente quelle strade che percorrevo, immaginarne gli odori e i rumori, i colori e le sfumature, mi emoziona.

Sicuramente la prossima volta la guarderò con occhi diversi, magari di chi da turista la visita durante il weekend, ma Palermo rimarrà per me come il punto di svolta della mia metamorfosi”.

Mi sono iscritta all’Università di Palermo in Scienze della formazione primaria, in seguito ad una laurea conseguita in Scienze dell’educazione e della formazione. Per esigenze personali ho deciso di rimanere nella mia città, Marsala, e di frequentare l’università come studentessa pendolare.

C’è voluto un po’ di tempo prima che mi abituassi a cambiamenti radicali della mia vita: la sveglia suona alle 4.30 del mattino e a volte anche prima, tutto dipende dall’orario in cui devi raggiungere il luogo, 3 ore di autobus e sei Palermo.

Da lì, altro che gazzelle e leoni, devi CORRERE! Google Maps ti guida ovunque perché oltre a Viale delle Scienze, devi raggiungere le scuole dove svolgere il tirocinio, scuole che cambiano ogni anno. E il giorno prima del tuo “primo giorno” di scuola pianifichi percorsi, tempi, scorciatoie. In aula, sia in quelle universitarie sia in quelle scolastiche, non ci sono dubbi, devi tenerti sempre attiva perché è la fine se ti fermi anche solo per pochi secondi: quelle poche ore di sonno prenderebbero il dominio e tu non puoi permettertelo. Finite le lezioni, i laboratori o il tirocinio, si ritorna alla stazione e dopo altre 3 ore di viaggio si è a casa. Ripensando a tutti questi viaggi non posso far a meno di poter dire che negli ultimi anni ho trascorso più tempo sugli autobus che in qualsiasi altro posto.

Il 4 marzo 2020 è stato l’ultimo giorno di questa vita così frenetica e veloce perché, con l’avvento del Covid-19 e la mia prossima laurea, non credo che tornerò a Palermo in veste di studentessa.

Siamo così abituati ai nostri impegni quotidiani che spesso sottovalutiamo e sminuiamo ciò che ci circonda. Non raramente mi capitava di tornare a casa e di lamentarmi per la stanchezza e la frenesia di quelle tipiche giornate, ma non sapevo che avrei provato nostalgia. Forse perché il genere umano ha difficoltà nell’accettare la fine di qualcosa o forse perché mentalmente sapevo che avevo ancora molto da fare e da dare.

E quando sui social network mi trovo ad osservare quelle strade che ho percorso così tante volte mi emoziono e mi soffermo su dettagli che prima mi apparivano insignificanti.

Palermo con il suo mondo universitario mi ha accolta a braccia aperte, mi ha permesso di conoscere persone diverse e di sperimentare me stessa prima di tutto come persona e solo dopo come studentessa.

Di questi quattro anni rimarranno quelle poche sere trascorse insieme a colleghi-amici presso la Panineria del viale da Johnny, dove le ore trascorrevano in una frazione di secondo tra chiacchiere, birre, risate e aneddoti di vita quotidiana, rimarranno le ansie prima di un esame, la soddisfazione di un bel voto e rimarranno tutte le ore trascorse all’interno delle aule scolastiche insieme a quelli che ho sempre considerato come “miei piccoli alunni”. La vita di uno studente pendolare non è facile da gestire, è una vita sacrificata, ma, riprendendo una frase del Professor Zarcone durante una sua lezione, niente è impossibile se alla base c’è la passione perché la passione è il moto di tutte le cose

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