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]]>Leggetela tutta d’un fiato!
“E mi ricordi quelle sere spensierate dell’estate, quando dopo mesi di chiusure potevamo di nuovo respirare e tutto sembrava quasi essere normale.
Mi ricordi i vestiti colorati e l’abbronzatura ancora addosso, i brillantini sulla pelle per illuminarci ancora, le birre fresche consumate lì seduti.⠀
E quella scritta luminosa che leggevamo col sorriso: “La Vucciria”, che era lì per ricordarmi che la vita ogni tanto va presa a cuor leggero.
Mi ricordi i mille volti felici di giovani marinai, che piano piano impari a riconoscere e con tanti parlerai, ti guarderai, sorriderai.
Ora ti vedo solo con la luce del giorno ma tu, maledettamente bella, conservi comunque i ricordi della nostra prima, meravigliosa estate a Palermo.
Quella che ci ha fatto innamorare, senza preavviso.
Dopo quei giorni le mie valigie non le ho più rifatte: ci ho ributtato i vestiti alla rinfusa solamente per portarli nella nostra nuova vera casa.
Quella che ora è la nostra culla, il nostro nido, le nostre quattro mura di felicità.
Ci rivedremo ancora Piazza San Domenico nel cuore della notte, per ballare e ridere e pensare che tutto finalmente potrà essere normale.
Ci rivedremo ancora perchè devo ancora dirti che sei la Piazza dei Ricordi, dei volti che non ho mai più rivisto, ma che non ho dimenticato.
Ci rivedremo ancora per una grande festa che sa di libertà e questa nostalgia sarà presto l’antipasto della felicità.
⠀
Mi manchi.
⠀
Giulia.”




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]]>L'articolo Malia vibes alla scoperta del Palchetto della Musica del Foro Italico proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>“C’è un’istante preciso – conosciuto solo ai Marinai della Notte – in cui il sole mentre sorge gioca a nascondino tra le colonne ioniche del palchetto della musica del Foro Italico.
⠀Me ne sono accorta in un giorno come tanti, mentre un po’ in ritardo per il mio solito appuntamento con l’Alba avevo deciso di fare un percorso diverso dal solito.
⠀Un giorno qualcuno mi disse che per far accadere cose mai accadute devi prendere strade mai percorse.
⠀Ed io da quel giorno, ogni tanto, faccio una strada nuova.
⠀Mentre mi avvicino al Palchetto vengo accecata per un secondo da un raggio di sole che poi torna a nascondersi, furtivo.
⠀Mi fermo. Comincio a giocare con lui: mi sposto a destra e sinistra per vederlo di nuovo.
⠀Qualche passante mi osserva incuriosito ma io oramai sto giocando con il sole e non ci sono per nessuno.
⠀Fu Ferdinando di Borbone a volere quel Palchetto, nel 1844.
⠀A quei tempi la Strada Colonna (Oggi Foro Umberto I) era tra il luoghi preferiti delle passeggiate aristrocratiche.
⠀E Palermo lo sappiamo ha l’anima di strada e non sopporta se la chiudi dentro quattro mura e su quel palchetto si esibivano bande musicali a rallegrare le anime del lungomare.
Se lo guardi bene quel Palchetto riesci a sentirle ancora le note della nostra Palermo che ha il cuore che pulsa dall’alba dei tempi.
⠀Ed io, ancora a giocare con il sole, lascio che sia lui a suonare per me la musica dell’anima e lo immortalo per sempre mentre mi canta la sua canzone.
Con il cuore,
Giulia.
⠀
Ps: Nell’ultima foto, il Palchetto della Musica come appariva a metá ‘800.
Da “Palermo – Foro Italico e Monte Pellegrino” – Enrico Di Benedetto (Biblioteca comunale Palermo)
⠀Prima di subire diverse ristrutturazioni, il Palchetto della musica era una semplice struttura in legno e al prezzo di due centesimi potevi occupare la tua sedia per ascoltare le esibizioni musicali seduto comodamente.”



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]]>L'articolo Lettera d’amore per l’Alba: le Malìa Vibes e le prime luci del mattino proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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A te.
Che mi hai insegnato che esiste un posto giusto nel mondo, per ognuno.
Anche se in fondo io non ci ho creduto mai.
A te che mi hai spiegato che la solitudine non è sinonimo di immenso vuoto, ma di profondo ascolto.
Sei riuscita ad insegnarlo persino ad una come me, una maratoneta della fuga dai silenzi.
Per farla semplice potrei chiamarti Alba ma per me sei molto di più.
Sei la cornice della Gente della Notte, di quelle anime delicate che hanno un’aura speciale e che una volta sorto il sole si nascondono chissà dove.
Sei la culla della mia parte più nascosta, quella che in pochi conoscono, che hai accolto con rispetto e illuminato con le tue mille sfumature di colori.

A te che mi hai insegnato che ogni giorno è un giorno nuovo e se sei caduto ieri oggi non conta più.
A te che ti ho cercato anni senza sapere che eri tu la risposta a tante mie domande.
Le vengo a cercare ogni giorno le risposte, mentre ti aspetto accoccolata sugli scogli e tu ti diverti a disegnare il giorno nuovo con le Nuvole.
E mi hai insegnato anche a regalarle le risposte, grazie alle mille foto che ho collezionato e condiviso con gli altri Marinai di questa vita cosi dolce e a volte amara ma sempre e puntualmente così meravigliosa.

Hai visto? Credevi che le lettere d’amore le scrivessi solo al Mare e invece stavolta è toccato anche a te.
No non solo a te mia amata Alba ma anche a Te che hai letto fino a qui.
Perché se sei arrivato in fondo vuol dire che un po’ le mie parole son le tue e che siamo legati – Io e Te – dall’amore per questa terra delicata che è cura e medicina per i Marinai che ogni tanto perdono la rotta.
Con amore,
Giulia.
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]]>L'articolo Chiostro e Chiesa della Magione. Continua il viaggio delle Malìa Vibes proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>“Una per la Fede, una per la Carità”.
Ci spiegava con gli occhi accesi di passione, indicando le due statue sopra il portale barocco che precede l’ingresso alla Basilica della Magione.
Era un ragazzo molto giovane, in quella fase dell’adolescenza dove sei uomo dentro ma bambino fuori.
Insieme ad un suo compagno, era lì per accompagnare i visitatori in occasione delle Vie dei Tesori. “Possiamo continuare? Oh, sono arrivate altre persone, devo per forza rispiegare questa cosa!” Lo diceva con pazienza ed allegria e con quella spontaneità tipica dell’età dell’innocenza. Ed io, che impazzisco per i particolari, mi divertivo ad osservare la purezza con la quale raccontava il suo sapere. Il suo vero nome è Chiesa della Santissima Trinità ma nel 1197 fu ceduta all’ordine dei Cavalieri Teutonici.
⠀Divenne la sede del precettore generale dell’ordine, del quale divenne la “mansio” o magione, dal latino “dimora”. Furono le mani esperte di artisti islamici a realizzarla. Si dice che sia stata costruita inglobando una struttura religiosa preesistente: una moschea.
D’un tratto, mentre mi perdo tra le arcate del chiostro cullata dalla magia del posto, vedo un bellissimo fiore rosso. Brillava così forte il suo colore, tra l’avorio delle arcate e il verde scuro delle piante. ⠀
Mi stacco dal gruppo e mi avvicino a lui: lo sfioro, lo fotografo, sento il suo profumo. Guardo da lontano quel giovane ragazzo e poi ritorno a lui. E penso a quanto sia bello essere quel fiore per qualcuno: un’iniezione di colore e di vita in un giorno come tanti. Lo era stato quel giovane ragazzo per noi, con la sua vitalità.⠀
Vorrei esserlo io, per le persone a cui ho dato il cuore.
Vorrei che lo fosse Malía Vibes, per ognuno di voi.
Con il cuore,
Giulia
⠀Ps: Sapevate che il pozzo al centro del chiostro, portato lì soltanto nel 1943, non è altro che una pietra sepolcrale risalente al 1353, posta sulla tomba di un giovane ebreo palermitano di nome Daniele?
⠀Se vi avvicinate, potete leggere un’iscrizione che recita: Nella sua arca giace ancor vegeto Daniele, figlio di Rabbi Saadia. La sua anima sia custodita nello scrigno della vita. Su di lui il bene e il riposo dell’anima. Il suo riposo sia nella gloria.




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]]>L'articolo Santa Maria dello Spasimo: la chiesa senza confini con il cielo proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
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Spesso capita di ritrovarci a camminare senza meta per le vie di Palermo: sono passeggiate che – molte volte – ci conducono in luoghi nascosti. Quella chiesa passa quasi inosservata se ti perdi tra le vie del quartiere Kalsa.
⠀Eppure, Santa Maria dello Spasimo è un vero e proprio gioiello sacro. Una costruzione regale ed elegante, nelle sue linee semplici. Non ha soffitti né tetti lo Spasimo: i lavori per la sua costruzione non furono mai terminati.
Questa sua incompiutezza lascia un senso di vuoto, ma allo stesso tempo di spazio e libertà: un contrasto agrodolce.
È la chiesa che non ha confini con il cielo. Rapite dalla sua bellezza senza tempo, abbiamo ascoltato da un’amica palermitana parte della storia di questo luogo magico.
E così abbiamo deciso di andare ancora più a fondo, ed è venuta a galla la vera natura di Santa Maria dello Spasimo: è stata (ed è ancora) una chiesa di tutti:
• Nel corso del tempo, fu abitazione e ricovero per i padri oliverani.⠀
• Nel 1582, ormai sconsacrata, divenne il primo “teatro pubblico” della città.⠀
• In seguito alla grande epidemia di peste del 1624, fu convertita in “lazzaretto”.⠀
• Poi, fu magazzino per conservare le riserve di cereali della città.⠀
• Alla fine della seconda guerra mondiale, venne invece usata come deposito di opere d’arte proveniente da palazzi e chiese della città, danneggiate dai bombardamenti.⠀
• Nel 1988 finalmente incominciarono i lavori di restauro, che ce l’hanno restituita come la vediamo oggi.⠀
• Oggi accoglie Arte, Musica e Teatro, e lo fa in una cornice unica nel suo genere.⠀
Splendida, accogliente, sempre pronta a far meravigliare. Se vi capita, passate da lì e fate capolino: vi ritroverete con il naso all’insù, a chiedervi come possa esserci così tanta bellezza nell’assenza.
Ci siete mai stati?
Con stupore,
Marta



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]]>L'articolo Le Malia Vibes a Mondello…Una spiaggia sospesa proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Ci seguite da qualche settimana nelle nostre avventure, qui sul blog Younipa. Oggi vogliamo raccontarvi la spiaggia di Mondello, ma dal nostro punto di vista, come sempre.
Questa situazione inizia a farci scricchiolare. Non molliamo di un centimetro, ma è pesante vedersi tutti i progetti saltare, doverli posticipare, avere la sensazione di essere un po’ in gabbia.
Così domenica ci siamo trovate il nostro spazio di serenità, cioè uno spazio sabbioso proprio di fronte alle acque caraibiche della spiaggia di Mondello che oggi ci piace definire una spiaggia sospesa.
Ci siamo distese sul nostro asciugamano color estate e abbiamo iniziato a perderci nell’ipnosi delle luci che danzavano sulla superficie del mare.
Davanti a noi, una nuvola. Con la stessa forma del promontorio, come fosse la sua personale ombra galleggiante.
Io non ho resistito, e mi sono buttata in acqua. E mentre nuotavo, ho svuotato completamente la mente da ogni pensiero.
Galleggiavo con il corpo e con la mente.
Il mare che tutto sa e tutto capisce. Il mare che tutto accoglie, senza chiedere. Il mare che lascia immaginare infinite avventure. Il mare che tutto guarisce.
Quante volte il mare – e la natura tutta – ci salvano e nemmeno ce ne rendiamo conto?
Oggi, quindi, vi voglio regalare questa sensazione di libertà che ho provato per qualche minuto domenica, sperando di farvi viaggiare un po’ con la mente.


E voi come state? come vi sentite?
Scrivetecelo fra i commenti, se passate a trovarci sul nostro profilo Instagram
Con amore,
Marta
P.s. Bando al romanticismo, abbiamo un altro momento preferito da raccontare di quella giornata.
Dopo un pranzo con hot dog e patatine sul nostro telo mare, c’è stata la tappa quasi obbligata al Bar Touring, anche se solo per l’asporto.
Penso che ricorderò per sempre l’espressione estasiata di Giulia che mi dice: *“Marta ma lo vedi quante mandorle meravigliose ci sono in questo biscotto di mandorle?”.
*Immaginatevelo letto con la sua voce!
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]]>L'articolo La Cappella Palatina.. con gli occhi delle MalìaVibes [FOTO] proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>«Di oro e di blu».
Chissà se disse proprio queste parole Ruggero II di Sicilia il Re normanno, quando fece costruire la Cappella Palatina.
I mosaici bizantini tutt’intorno sono formati da due lastre di vetro, tra le quali si nasconde prezioso un sottilissimo strato di oro.
Tra le mille figure curate in ogni piccolo particolare, ti ricordi solo il blu.

⠀”Di oro e di blu”. Lo ripeto ancora nella mente come se sentissi pronunciarlo ad alta voce e poi con gli occhi al cielo mi blocco incantata a guardar su. Quei soffitti intagliati quasi a formare degli splendidi fiori si ispirano agli edifici arabi della Persia.
E di nuovo, dall’incontro d’amore tra l’oriente e l’occidente nasce la Meraviglia.
Qualcosa che non puoi descrivere ma solo vivere, lasciando che quella luce d’oro ti offuschi quasi la vista.

Mi siedo su una panca, di lato.
Osservo per lunghi minuti tutti gli archi, le colonne, le figure, i particolari.
E poi chiudo gli occhi.
“Di oro e di blu”.
E sono sicura di aver fotografato per sempre nella mente quel giorno in cui, da sola con i miei pensieri, li avevo dipinti di oro e di blu nella Cappella Palatina.
Con il cuore,
Giulia
Ps: Di fronte all’abside centrale, quindi sul lato opposto all’altare, c’è una tribuna rialzata. Non si conosce la sua vera utilità, ma si ipotizza che possa essere stata l’area del trono. Certamente i sovrani normanni e i loro familiari assistevano alle funzioni liturgiche da questa tribuna regia, una sorta di osservatorio privilegiato da cui godevano appieno della vista dei mosaici.


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]]>L'articolo Sui Tetti della Cattedrale con Marta & Giulia proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Sono giorni strani questi, fatti di attese e rinunce. Di Tv accese ad aspettare notizie, di gomiti che si incrociano e di vuoti lasciati dagli abbracci che mancano. Allora oggi voglio portarti con me quassù, sui tetti della Cattedrale, dove si respira aria buona e la città si racconta all’orizzonte.
Lo so, anche qui sopra devi portare quella mascherina e non puoi sentire il profumo delle nuvole. Ma una cosa me l’hanno insegnata questi piccoli pezzi di stoffa: ora leggo meglio gli occhi delle persone.
Cerco di coglierne le luci e gli stupori ma – sopratutto – le ombre. La cosa che amo di più è guardare negli occhi e vedere le ombre. ⠀
Se riesci a vederle significa che la porta che collega la testa al cuore ha uno spiraglio aperto e tu in punta di piedi puoi guardarci dentro.

E quel giorno, lassù, facendomi strada sul piccolo terrazzo maiolicato, guardavo la città ma cercavo gli occhi delle persone. Può lo stupore cancellare le ombre di un momento?
Può la meraviglia prendersi lo spazio di un dolore? Sì, sì che può. Te lo prometto.
L’ho visto quel giorno sui tetti della Cattedrale, dove potevamo salire solo pochi per volta e restare al massimo quindici minuti perché queste sono le nuove norme. Ma a noi non importava sai, perché dietro le nostre mascherine e dentro gli occhi c’era il Sole.
Camminavamo sopra la storia, più vicini al cielo, guardando Palermo che si raccontava nella sua eterna memoria.

Questo è il potere curativo della bellezza: accende le luci che hai dentro e riscalda il cuore. Noi qui a Palermo ne siamo circondati e allora io ti dico finché puoi corri fuori a prenderti la tua dose di bellezza e lascia che le ombre siano solo il pallido riflesso della luce accecante che hai lì dentro.
Un abbraccio forte. Giulia
Ps: Lo scorso agosto, durante la nostra permanenza estiva a Palermo, la Cattedrale era (insieme al Teatro Massimo) tappa fissa dei pre-serata di me e Marta.
Ci incantavamo a guardarla nella sua veste notturna e poi, dopo qualche foto, scendevamo verso la Vucciria pronte per immergerci nella movida, cariche di tanta bellezza.



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]]>L'articolo ED È STATA… MAGIA! Marta e Giulia ci portano alla riserva di Capo Gallo proviene da Younipa - Università, Lavoro e opportunità.
]]>Avete presente quei pomeriggi un po’ uggiosi – che capitano anche in Sicilia ahimè – in cui si è privi di piani precisi, un po’ giù di tono?⠀
Ecco, io e Giulia siamo due terribili metereopatiche e lo scorso weekend palermitano non era dei più soleggiati.⠀
Prese da un lampo di genio, decidiamo di andare a visitare un luogo di cui conoscevamo solo il nome, visto fra i tag delle foto di Instagram quest’estate.⠀
La riserva naturale di Capo Gallo. Siamo davvero impreparate (e ci capita raramente, Giulia è la best organizzatrice ever) e mettiamo sul navigatore il luogo da raggiungere, senza sapere altro. ⠀
Ci troviamo di fronte ad un cancello di una via privata, dove per accedere è necessario pagare un ticket. 5 euro. I 5 euro meglio spesi della storia.
Ci addentriamo di poco con la macchina e decidiamo di proseguire a piedi, incuriosite dall’indicazione “faro”. Il resto non so spiegarlo a parole, perché in pochi passi ci troviamo immerse nella natura più assoluta, nei colori siciliani più interni, nella pace dei sensi. Il cielo e il mare sono fusi in una cosa sola e dopo poco iniziano a tingersi dei colori speciali del tramonto.
Io e Giulia ci guardiamo felici e ci godiamo uno degli spettacoli più intensi vissuti in questo mese: in lontananza c’è lei, Isola delle Femmine, completamente ricoperta d’oro e di luce.
Credevamo di aver avuto la nostra dose di bellezza di diritto, ma non era ancora finita: quella giornata uggiosa voleva proprio stupirci, offrendoci un dono raro. Un doppio arcobaleno. Vivido, interminabile, proprio di fronte a noi. Che dire, siamo due ragazze che credono nei segni del destino e siamo sicure che quel doppio arcobaleno, proprio quel giorno e in quel luogo, ci stesse dicendo: “Benvenute a casa, vi aspettano momenti pieni di bellezza!”.
Vi auguriamo di cuore di poter vivere un’esperienza così quando andrete a visitare quel piccolo angolo di Paradiso.
Con gratitudine, Marta
Ps. di Giulia:
Questo Marta non ve lo racconta, ma quel giorno ci siamo divertite a salire e scendere dalle rocce per trovare la vista migliore.
Mentre io ero ben attrezzata con i miei stivaletti, Marta (che deve sempre e comunque mantenere alto il suo livello di chiccheria, si è arrampicata con le sue ballerine da passeggio senza alcuna difficoltà.
Come se non bastasse, arrivata in cima ad una delle rocce, mi ha guardato sconvolta e addolorata dicendomi: «Giulia, ti rendi conto che stiamo per guardare questo tramonto senza una birra in mano? Io te lo dico, prossima volta frega niente veniamo qua con la borsa frigo!».




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