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Il 20 novembre, in tutto il mondo, si è celebrato il Transgender Day of Remembrance. Una ricorrenza che ha come scopo quello di commemorare le vittime dell’odio transfobico.

Il Transgender Day of Remembrance

L’evento venne introdotto da GwendolynAnn Smith per ricordare Rita Hester, donna trans assassinata nel 1998 proprio a ridosso della data in cui oggi si celebra la ricorrenza. Gwendolyn, quindi, dà avvio al progetto web “Remembering Our Dead” nel 1999 e organizza una veglia a lume di candela a San Francisco.

Da allora l’evento si è espanso ogni anno di più, fino a comprendere migliaia di città in tutto il mondo.

L’ultimo rapporto del ‘’Trans Murder Monitoring project’’ conta 350 vittime transessuali e transgender nel mondo tra il 1^ ottobre 2019 e il 30 settembre 2020, nonostante il lungo lockdown di inizio anno a livello mondiale.

Non si può quindi non prendere in considerazione quanto, seppur l’emergenza sanitaria vada a colpire indistintamente tutte le persone in modo irreparabile, le differenze sociali e le disuguaglianze vengano fortemente aggravate dalla pandemia.

Le vittime della transfobia

L’Italia, secondo l’indice Trans Murder Monitoring di Transrespect versus Transphobia Worldwide, è al primo posto in Europa per numero di vittime di transfobia, con 36 casi registrati dal 2008 al 2016.

Consideriamo però che i dati considerano solo gli omicidi riportati dai quotidiani, quindi è ampiamente sottostimato. La notizia della morte di una donna trans raramente arriva alle cronache nazionali, fermandosi quasi sempre – se ci arriva – a quelle locali.

Questo, nello specifico, ne evidenzia la mancanza di legislazione e protezione per le persone trans nel nostro Paese.

Ma la transfobia non si ferma agli omicidi. Le persone transgender sono anche e soprattutto oggetto di altri tipi di violenza e discriminazione che troppo spesso rimangono taciute e inosservate da parte delle istituzioni stesse. Ogni giorno sono decine le richieste di aiuto da parte delle persone transessuali e transgender, segnalate anche dalla stessa comunità LGBTQ ma sistematicamente ignorate.

Per questo motivo, in Italia, nel 2020, 2 persone su 5 non dichiarano la propria omosessualità apertamente per paura di subire discriminazioni o violenze.

L’ennesimo episodio di transfobia

A pochi giorni dalla giornata internazionale che ricorda le vittime dell’odio transfobico, a  Catania si verifica un grave episodio a cui non avremmo mai dovuto assistere. Ne è protagonista la stilista milanese Cori Amenta che lo denuncia sui suoi social.

 “Veni cca, ci su calamari” (vieni qui, ci sono calamari) che, come espressione idiomatica e poco lusinghiera, significa: “Vieni, c’è un frocio”.

Secondo quanto confessa Cori sui suoi canali di comunicazione, è l’esclamazione di un addetto ai controlli, in servizio all’aeroporto Fontanarossa di Catania, che al passaggio della Cori ha voluto richiamare l’attenzione di un collega.

Questo episodio, oltre ad essere irrispettoso, ignobile ed ignorante è lo specchio perfetto di una società retrograde e bigotta che non riesce a vivere nel rispetto del prossimo.

La stilista fa inoltre riferimento alla tanto discussa ‘’legge Zan’’ non ancora approvata da entrambe le camere in parlamento e quindi non ancora entrata in vigore.

Transfobia e sofferenza

Ma gli episodi di transfobia aumentano ogni giorno di più tra vite spezzate dal dolore e dalla sofferenza causata dalla non accettazione e inclusione nella società. Una continua discriminazione ed uno spaventoso silenzio da parte di chi dovrebbe tutelare tutti i cittadini del proprio Stato, senza alcuna differenza.

Sperando che ci si esprima al più presto in merito alla questione, facciamo la nostra parte. Amiamo un po’ di più il prossimo e rispettiamolo sempre. Ricordiamoci che siamo tutti umani e apparteniamo tutti alla stessa ‘’razza’’ e le battaglie dell’altro sono anche le nostre battaglie.

Perché l’odio non è mai un’opinione. Non rimaniamo in silenzio.


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A proposito dell'autore

Claudia Mirabella

Nata a Catania il 15 dicembre del 2000, è una studentessa di scienze e lingue per la comunicazione all'università di Catania. Sin da piccola coltiva una grande passione per la scrittura. Aspirante giornalista professionista, ama la politica, la cultura, l'arte, la letteratura, le lingue e le persone. Provo a raccontare la realtà ma con un tono diverso!

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