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Continua a ingrandirsi la palla di neve che sta investendo le Università siciliane. In particolar modo l’Università di Catania, coinvolta nell’inchiesta “Università Bandita“. Una situazione di cui l’ateneo sembra parlare poco, almeno secondo le parole di Pierluigi Di Rosa, editore del sito di inchiesta SudPress.

Proprio tra le righe del blog è arrivato un nuovo tassello sulla situazione: una pesante rivelazione di un docente di Medicina dell’Università di Catania. La fonte si è palesata in forma anonima, ma non si è risparmiata in nulla nel suo racconto.

“Fortunatamente condivido le perplessità manifestate dal prof. Condorelli (altro docente di Medicina che ha posto delle problematiche sulle modalità sistematiche dell’ateneo, ndr) sulla formazione degli studenti anche per il dipartimento al quale afferisco, almeno per i corsi di laurea per i quali ho competenza“, ha esordito l’insegnante anonimo.

La fonte ha fornito anche dei numeri: “Un numero prossimo all’80% dei laureati magistrali ottiene 110 e lode mentre, in un master equipollente di una nota università, solo il 5% degli studenti prende un voto superiore a 8.5 su 10. Sarà forse che le menti più brillanti della Sicilia orientale si iscrivono al corso magistrale in questione e quelle meno brillanti, provenienti da tutto il Mondo, alla nota università internazionale?”.


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“Troppi 110 e lode in Sicilia”: la pesante rivelazione di un docente dell’Università

“Un illustre professore mi ha dato del talebano durante una seduta di laurea solo perché ho fatto notare che dare 110 e lode a uno studente con una media non altissima avrebbe sminuito il valore di studenti più meritevoli”.

“Sento dire continuamente nei consigli di dipartimento. Per il bene superiore degli studenti. Quale è il bene superiore degli studenti? Fornire loro le competenze necessarie per confrontarsi in un mondo del lavoro sempre più competitivo o dare loro alcune nozioni e il massimo dei voti?”.

“Non tutti fanno parte della grande famiglia alla quale si fa riferimento in Università bandita e quindi hanno bisogno di competenze per trovare spazio nel mondo del lavoro. Molti lo hanno afferrato e vanno via“, ha concluso l’anonimo.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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