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E’ arrivata in Italia, e in tutta Europa, un’altra infezione che mai si era vista trasmessa da uomo a uomo nel nostro continente: si tratta del vaiolo delle scimmie. “Tutti i casi sinora diagnosticati sono stati riscontrati tra uomini che hanno avuto rapporti sessuali con altri uomini”, a scrivere queste parole e a lanciare l’allarme è stato il virologo Matteo Bassetti.

Non è stato possibile identificare un legame epidemiologico tra la maggior parte delle persone colpite, segno che dimostra che esistono diverse catene di trasmissione del virus non identificate. Tutti i casi identificati nei tre Paesi sono tra uomini.

“Per molti potrebbe essere una malattia di cui hanno sentito parlare raramente – contuna – ma la vicinanza nel nome al vaiolo che mieteva vittime nel secolo scorso sicuramente crea allarmismo. E’ chiamato vaiolo delle scimmie perché scoperta per la prima volta nel 1958 in alcune scimmie da laboratorio. Il contagio dall’animale all’uomo è piuttosto raro. E’ causato principalmente da contatto con fluidi corporei o croste di esemplari infetti.”


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Allarme per il vaiolo delle scimmie

“Simile alla malattia che colpisce gli esseri umani, il vaiolo delle scimmie viene generalmente curato entro poche settimane. I sintomi con cui si manifesta sono soprattutto febbre, mal di testa e dolori muscolari e alla schiena. È possibile che in alcuni casi si presenti anche un’eruzione cutanea con caratteristiche simili alla varicella o alla sifilide”.

“La mortalità segnalata negli esseri umani colpiti dal vaiolo delle scimmie si attesta attorno al 10% dei casi diagnosticati. La percentuale inferiore al vaiolo “classico” che solitamente presentava una mortalità del 30% prima di essere debellato. E’ ora molto importante riconoscere i casi sospetti. Isolarli e risalire rapidamente a tutti i contatti in modo da cercare di fermare sul nascere questa infezione. Bisogna agire rapidamente e uniti. Non possiamo permetterci una nuova epidemia“, conclude il professore.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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