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“Ama tuo marito anche se non ti tratta bene”, inizia così uno di quei tanti post di un gruppo di credenti uniti dalla preghiera. Solo che un contenuto social, che poteva essere assimilato al “buongiornissimo kaffè” o alla foto del santo del giorno, per il gruppo “Chiesa Fiume di Vita” si è trasformato in un messaggio sbagliato secondo molti. La pubblicazione risale solamente a qualche giorno fa.

Il post completo del gruppo su Facebook recita in tal modo: “Ama tuo marito anche se non ti tratta bene. Gesù ti aiuterà e cambierà il cuore di tuo marito”. Insomma dal contenuto sembrerebbe che se un ipotetico marito usasse gesti sbagliati, a salvare la persona trattata male ci penserebbe Gesù o chi per lui.

Dopo le forti polemiche il post si è autodistrutto dalla bacheca della community. Ma ormai le uova erano state rotte e il pensiero del gruppo “Chiesa Fiume di Vita” è rimasto nella rete. E si è moltiplicato, anzi condiviso, un po’ come la storia dei pani e dei pesci. La pagina ecclesiastica di Napoli e di tutto il territorio italiano, che, come riferisce sulla descrizione di Facebook, ha l’obiettivo di portare il vangelo di Gesù alla gente, ha deciso di spiegare meglio la propria pubblicazione.


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“Ama tuo marito anche se non ti tratta bene, Gesù lo cambierà”

“Ama tuo Marito anche se non ti tratta bene.(Non va tollerata ma denunciata ogni forma di violenza) Gesù ti aiuterà e cambierà il cuore di tuo Marito”, questa volta Chiesa Fiume di Vita ha aggiunto una parentesi che cerca di cambiare le parole dichiarate precedentemente. 

E decidono anche di aggiungere un post scriptum per sciogliere da ogni dubbio il lettore curioso: “P.S. anche Gesù non tollera la violenza sulle donne ma le ritiene il vaso più debole di cui l’uomo ne deve avere cura”. Gli ecclesiastici hanno cercato di coprire l’alluvione con qualche pezza. Forse sarà un messaggio scritto male, non mirato a quello che si è voluto far capire. Ma l’errore resta.

Qui il post chiarificatore


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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