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È stato finalmente firmato, presso il municipio di Cinisi, l’accordo per la gestione e l’ utilizzo del Casolare in memoria di Peppino Impastato, di Contrada Napoli. Lì, il 9 maggio del 1978 Impastato venne trascinato e ucciso dagli uomini della mafia. I firmatari dell’accordo sono il Comune, il G.A.L Golfo di Castellammare e l’Associazione Casa Memoria Felicia e Peppino Impastato.

Il bene confiscato non tornerà più nelle mani dei Badalamenti.

Ancora una volta, grazie alla legge n. 109/96 per l’uso sociale dei beni confiscati alle mafie, il patrimonio economico dei mafiosi è stato definitivamente smantellato. L’egemonia criminale sul territorio è stata trasformata in “patrimonio comune”, destinato alla collettività.

“Se il caseggiato tornasse a Leonardo Badalamenti sarebbe una sconfitta per tutti: per Cinisi che merita il suo totale riscatto, per quelle persone che hanno dato la propria vita lottando contro la mafia e per i tanti giovani che vogliono credere nella giustizia e nella democrazia”, affermano Luisa e Giovanni Impastato. Aggiungono: “L’obiettivo è che questo immobile possa essere utile allo sviluppo del territorio e della comunità, far parte dei percorsi di memoria e impegno, e divenire un luogo in cui riflettere sul tema del contrasto alle mafie e dello sviluppo di una cultura alternativa fondata sulla libertà e la giustizia sociale”.

Il bene sarà intitolato a Felicia Bartolotta, la mamma di Peppino. Donna di grande coraggio che ha sofferto le ingiustizie della mafia e il ritardo della legge.

Le vicende del casolare di Cinisi

Lo scorso 5 agosto, Leonardo Badalamenti, figlio del boss mandante dell’omicidio di Peppino Impastato, è stato arrestato. E’ stato raggiunto da  un mandato di cattura internazionale del 2017 per associazione criminale finalizzata al traffico di stupefacenti e falsità ideologica.

Qualche giorno prima, era finito sulle maggiori testate giornalistiche per una questione con il sindaco di Cinisi riguardante proprio il casolare. Badalamenti Jr avrebbe cercato di riappropriarsi del caseggiato, confiscato al padre, per mezzo di un provvedimento di revoca della confisca emesso dalla Corte d’assise.

Di contro, il primo cittadino di Cinisi ha sempre difeso la scelta di non restituirgli quel casolare, nel frattempo ristrutturato grazie a dei fondi europei.

Dopo l’ennesimo rifiuto, Leonardo Badalamenti lo avrebbe denunciato, cambiando oltretutto le serrature, dimostrando così la sua non intenzione a lasciare gli atteggiamenti di prepotenza tipici del codice mafioso.

Ma da oggi non ci saranno più dispute.

Da oggi, il casolare che ha sempre conservato la memoria di Peppino è al sicuro da ogni vessazione.


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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

27 anni, laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale. Non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa e ambiziosa, cerco sempre di rinnovarmi cogliendo le occasioni che la vita mi offre

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