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Un nuovo galateo sarà necessario dopo l’avvento del coronavirus. Il virologo Pregliasco raccomanda attenzione per l’igiene personale delle mani e invita a rispettare nuove regole di comportamento.

Sappiamo ormai tutti che solo piccoli e quotidiani gesti possono salvarci da un virus sconosciuto e senza cura come il Covid. La mascherina è diventata ormai un vero accessorio che completa e arricchisce i nostri outfit, un’alleata di vita di cui non possiamo e non dobbiamo più fare a meno. Non è, però, l’unica arma contro il nemico virus. Fondamentale, ancor prima della protezione delle vie aeree, è la pulizia delle mani. Il virologo Pregliasco, infatti, raccomanda di “fare attenzione all’igiene delle mani, in particolare in alcuni luoghi o momenti a rischio, in cui si finisce per abbassare la guardia”. Pregliasco, poi, invita tutti a “un nuovo galateo, che comporta una serie di misure, dai saluti senza contatto fisico all’uso della mascherina, all’igiene delle mani, al distanziamento, fino all’evitare i luoghi affollati e chiusi. Un nuovo galateo che può aiutarci in questi mesi in cui dovremo convivere con il virus”.

Nuovo galateo: occhio ad ascensori, bancomat e maniglie

In un’intervista con Adnkronos Salute l’esperto mette in guarda da “ascensori, bancomat e tastierini delle macchinette distributrici di acqua o snack. Dopo aver toccato queste pulsantiere è bene sempre lavare o igienizzare le mani”. “Gli ascensori, poi, sono uno spazio ristretto e non arieggiato, dunque condividerli rappresenta un’insidia”. Meglio optare per le scale, quindi. “Attenzione poi alle maniglie negli uffici, ma anche nei mezzi pubblici. Dopo questi contatti occorre sempre igienizzarsi”, conclude Pregliasco.

Il virologo sa bene che la curva dei contagi potrà di nuovo scendere se si riducono al massimo i contatti interpersonali e riguardo la situazione dell’epidemia ha le idee chiare. “Ora sono convinto che sia possibile piegare la curva in un mese se saremo uniti e, sulla linea del nuovo Dpcm, sapremo ridurre i contatti non essenziali. Mi rendo conto che a pagare è la socialità, ma se riusciamo a limitare i nostri contatti è fattibile piegare la curva in un mese”.  

Il covid negli ambienti chiusi

Un ulteriore rimedio al propagarsi del covid è certamente l’aerazione degli ambienti chiusi. Com’è noto questi luoghi sono ideali per il proliferare del Covid, infatti, dopo un contatto ravvicinato e diretto con una persona positiva al virus, ma anche tramite aerosol, minuscole particelle che possono viaggiare anche a più di due metri di distanza, accumularsi nell’aria ed essere inalate.  Anche i Cdc (Centers for Disease Control and Preventions) americani hanno riconosciuto l’importanza della trasmissione aerea nel contagio e sulla stessa linea, pure il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC).

Piccoli accorgimenti e un’adeguata ventilazione dell’ambiente, però, possono comunque ridurre al minimo il rischio di contagio.

Il quotidiano spagnolo “El Pais” ha provato a calcolare il rischio di infezione in un ambiente chiuso utilizzando un modello di calcolo sviluppato dal professor José Luis Jiménez dell’Università del Colorado. Non si tratta di un metodo infallibile, premette il quotidiano, ma probabilmente abbastanza accurato per capire come il virus si propaga negli ambienti chiusi, anche laddove viene rispettata la distanza di sicurezza di due metri. 

Lo studio del quotidiano “El Pais” sul contagio del covid

“El Pais” mostra tre situazioni molto comuni in cui può avvenire il contagio: un incontro con amici/parenti nel salotto di casa; un pranzo in un bar o ristorante e una lezione in classe.

Scenario 1

Nel soggiorno di casa ci siano 6 persone, di cui una infetta da covid. In un caso del genere, indipendentemente dalla distanza di sicurezza, senza mascherine e una ventilazione adeguata l’infetto potrebbe essere in grado di trasmettere il virus a tutti gli altri presenti nel giro di 4 ore. Se tutti indossassero le mascherine, le infezioni si ridurrebbero da 5 a 4, ma il contagio ci sarebbe comunque perché con una esposizione molto prolungata neppure i dispositivi di protezione sono in grado di fermare il virus. In casi del genere solo areare l’ambiente e dimezzare la durata dell’esposizione (da 4 ore a 2) permette di ridurre in maniera significativa il rischio a meno di una persona infetta. 

Scenario 2

In un bar ci 15 persone che consumano e tre dipendenti. Le porte sono chiuse e non c’è ventilazione meccanica. Ebbene, nel peggiore dei casi, senza prendere nessuna misura di sicurezza, dopo quattro ore tutti i 14 clienti sarebbero infettati dal virus. Se tutti indossassero i dispositivi di protezione i contagi si ridurrebbero ad 8. Con le mascherine, una ventilazione adeguata e un tempo di esposizione dimezzato (da 4 a 2 ore), le probabilità di contagio calano invece drasticamente: il virus sarebbe capace di infettare solo una persona.  

Scenario 3

Un’aula scolastica con 24 alunni. La situazione più pericolosa si verifica in una classe non ventilata in cui la persona infetta è l’insegnante. In un caso del genere, senza misure di sicurezza al virus bastano 2 ore per contagiare 12 persone. Anche in questo caso l’uso delle mascherine riduce drasticamente il rischio di contagio (da 12 a 5 persone infettate) ma non lo elimina del tutto. Dimezzando il tempo di esposizione (da 2 ore ad 1 ora) e areando adeguatamente l’aula il virus sarebbe invece in grado di infettare solo una persona. Anche condividere un ambiente chiuso con una persona che parla, urla o canta a lungo amplifica i rischi di contrarre virus. In un’ora, una persona che grida emette una quantità di aerosol infettivi 50 volte superiore rispetto ad una situazione di silenzio. 


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