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Riceviamo e pubblichiamo il contributo di Rosario Becchina, laureato unipa in comunicazione. Rosario ci ha inviato una sua importnate riflessione, con richiesta di poterla condividere attraverso il nostro blog, che da’ voce a tutti. La sua riflessione riguarda le gravi disparità provocate dalla didattica a distanza. Ma propone anche possibili soluzioni.

Condividiamo con voi le riflessioni di Rosario Becchina.

“La didattica a distanza, a causa della pandemia, è oggi l’unico strumento di tutela del diritto allo studio. Tuttavia tale strumento appare oggi come elitario sia per ragioni strutturali che economiche. Innanzitutto è evidente, anche all’osservatore più distratto, lo stato assolutamente inadeguato nel quale versa l’infrastruttura internet nel nostro Paese. Si stima che almeno una famiglia su tre non abbia accesso ad una seppur debole connessione ad internet e che due su tre non abbiano accesso alla banda larga.
Senza intervenire troppo riguardo questioni tecniche, ad onor del vero, è innegabile come i tre quarti dell’infrastruttura di rete sia oggi costituito da fili in rame, posati dalla Tim a cavallo tra gli anni settanta ed Ottanta del secolo scorso, che non permettono di veicolare informazioni con una velocità tale da permettere lo streaming video e di conseguenza la didattica a distanza.

Il diritto allo studio negato

Vi sono inoltre zone remote del Paese nelle quali non giunge una seppure inadeguata e discontinua connessione alla rete e costrette a ricorrere a connessioni di tipo satellitare che, oltre ad essere soggette a questioni meteorologiche, portano con loro anche frequenti problemi di saturazione e discontinuità del segnale.
Il diritto allo studio è inoltre leso, specialmente per quanto riguarda le fasce più deboli della popolazioni. Come i figli di stranieri extracomunitari, spesso presenti nel nostro Paese presenti in modo irregolare e che, a rischio di espulsione, non possono rivolgersi per aiuto alle Istituzioni. D’altronde anche numerose famiglie autoctone, a causa degli evidenti problemi economici dovuti alla pandemia, non possono permettersi un pc nè tantomeno una connessione alla rete.

Cosa poter fare?

Per quanto riguarda tale evidente lesione del diritto allo studio si sono tentate, da parte di presidi, di insegnanti e di associazioni, soluzioni sporadiche e comunque non risolutive. Con istituti scolastici che concedono, a spese loro, dispositivi e connessione in comodato d’uso a chi non può permetterseli. Viene spontaneo chiedersi il perchè non sia stato in nessun modo tentato un intervento da parte dello Stato contro tale situazione. Ciò porta ad incentivare la dispersione scolastica e , specie nel Sud del Paese, fornisce manovalanza alla criminalità organizzata.

Possibili soluzioni

Eppure le soluzioni esistono come, per esempio, una patrimoniale e l’investimento delle risorse ricavate in soluzioni a brevissimo, breve e lungo termine: potrebbe essere possibile incentivare il già esistente “bonus internet”. E contestualmente promuovere dei bandi pubblici al fine di concedere ai meno abbienti gli strumenti atti allo scopo, fino alla fine dell’emergenza sanitaria. Potenziare le infrastrutture di rete già esistenti e costruirne di nuove. Attuare una moratoria sulle espulsioni, la quale porterebbe ad una sanatoria degli extracomunitari irregolari presenti sul territorio, agevolando i suddetti a rivolgersi per aiuto alle istituzioni.

Diritto allo studio=diritto al futuro

Una soluzione deve essere attuata dal legislatore, e deve essere attuata subito. Vi sono dei bambini, delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze che sono privati di un diritto fondamentale. Poiché il diritto allo studio coincide con il diritto al futuro..Il nostro Paese dovrebbe stringersi come comunità intorno a queste persone. Ogni studente che lascia la scuola dell’obbligo è una sconfitta per ognuno di noi: bisogna dare a tutti le stesse possibilità e, se è necessario uno sforzo, che sia uno sforzo collettivo.
I sindacati dei professori e degli studenti chiedono questo, li si ascolti adesso, per avere speranza nel futuro, che lo Stato dia risposta.
Con tale auspicio prorompe dai nostri petti un fortissimo senso di comunità, si rinnovi la fiducia nello Stato, che è ognuno di noi: Italia, Italia, viva l’Italia.”


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