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Covid19 – Siamo nel ventunesimo secolo. La scienza, la tecnologia e l’innovazione ormai sono la luce della nostra ragione.

L’iperconnettività, l’ipervelocità e l’iperconnessione sono le tre caratteristiche della nostra epoca.

È del tutto lecito ritrovarci davanti gli occhi le immagini satellitari che mostrano un’impennata del numero dei veicoli fuori dai principali ospedali di Wuhan durante l’autunno 2019.

Soltanto il 23 Gennaio 2020 sono state rese pubbliche al mondo, le drastiche misure di quarantena, blocco dei trasporti, chiusura delle scuole e divieto di accesso ai plessi residenziali adottate dal Regime.

Ma oggi, a distanza di 8 mesi, si viene a conoscenza che il coronavirus potrebbe essere stato presente ed essersi diffuso a Wuhan mesi prima che le autorità riconoscessero la malattia.

È quanto emerge da uno studio dalla Harvard Medical School, Boston University of Publich Health e Boston Children’s Hospital, dopo l’analisi delle immagini satellitari dei parcheggi dei principali ospedali di Wuhan tra gennaio 2018 e aprile 2020, e le tendenze nelle ricerche su Internet.

Covid19. Lo studio della Harvard Medical School di Boston

Infatti, le immagini da satellite dei parcheggi di 5 ospedali di Wuhan e ricerche sul browser cinese Baidu indicano che il nuovo coronavirus (covid19) circolava in Cina da agosto 2019.

Lo rivela uno studio della Harvard Medical School di Boston non ancora pubblicato su una rivista scientifica e anticipato dalla CNN Health.

Secondo quanto riportato da John Brownstein, coordinatore del lavoro, in un articolo postato sul server della Harvard DASH, le immagini relative a ottobre 2018, nel parcheggio di uno dei più grandi ospedali di Wuhan, l’ospedale Tianyou, c’erano 171 veicoli parcheggiati;

Esattamente un anno dopo se ne sono contati 285 nello stesso parcheggio, ovvero il 67% in più, e un aumento del 90% del traffico negli stessi periodi in altri ospedali di Wuhan.

Contemporaneamente si è assistito ad un aumento senza precedenti nella storia di internet di ricerche su sintomi correlati a una malattia infettiva, in particolare tosse e diarrea, e si è ormai evidenziato che i problemi gastrointestinali sono uno degli indicatori chiave del covid.

La comunicazione all’OMS

Fino a qualche settimana fa la Cina respingeva le accuse, dell’OMS, sui ritardi nelle comunicazioni all’Oms nelle fasi iniziali della pandemia del Covid-19.

L’epidemia era stata “riservatamente” comunicata all’Organizzazione Mondiale della Sanità già il 31 Dicembre 2019.

Alla luce di tutto ciò sembrerebbe che la Cina non ha abbia detto la verità sul numero delle vittime da Covid-19. E probabilmente anche su tutto il resto: sull’origine e sulla diffusione dell’epidemia, sulla sua lotta per contenerla e sui risultati.

È ancora presto per delineare scenari futuri. Beh, “Chi vivrà vedrà”.

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A proposito dell'autore

28enne palermitana. Laureata in Economia Università di Palermo

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