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Due docenti universitari non ci stanno. Per loro la chiusura degli atenei è un errore, che pagheranno gli studenti. “Siamo entrambi professori in due Università italiane, una al Nord (Genova) e l’altra al Sud (Salerno). Qui alcune nostre considerazioni. Per oltre un anno, il sistema universitario italiano si è ritrovato intrappolato in un clima di confusione generato dall’inerzia del precedente governo e ha deciso di non scegliere, rimettendosi, con la scusa dell’autonomia, alla buona volontà dei singoli Atenei”, inizia così lo sfogo dei docenti Paolo Becchi, filosofo e professore a Genova, e Aurelio Tommassetti, rettore dell’Università di Salerno.

I due professori aggiungono: “Questo atteggiamento ha lasciato le Università prive di linee guida chiare per il rientro in presenza. Per la verità questo non era neppure previsto”. Per loro la didattica a distanza è uno strumento utile. Ma che non può durare in eterno. “La didattica a distanza, la DAD. è certo meglio di niente, un surrogato per un periodo limitato ma, d’altra parte, ha inevitabilmente avuto ripercussioni negative in termini di acquisizione delle conoscenze. E di equilibrio psico-sociale di molti ragazzi, soprattutto dei più fragili. Peraltro la DAD snatura anche l’etica professionale dei docenti, la dimensione pubblica del lavoro universitario. Con la DAD viene, insomma, a mancare quella relazione profonda che si instaura tra il maestro e il discepolo e che consente. Per dirla con George Steiner, la trasmissione del pensiero”.


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Lo sfogo di due professori universitari

Proprio in favore degli studenti consigliano: “Bisogna insistere affinché gli studenti possano beneficiare di strutture e spazi fisici in grado di favorire, da un lato, la concentrazione e la riflessione e, dall’altro, la socialità. Ma tale obiettivo potrà essere conseguito solo investendo opportunamente le risorse europee nell’edilizia universitaria per ammodernare le residenze. O costruirne di nuove, nei collegamenti informatici, negli spazi comuni per lo sport, nelle biblioteche, nelle sale lettura e nei laboratori”.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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