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Ieri anche a Palermo si sono riuniti in un intenso sabato pomeriggio i movimenti che affermano la propria libertà di non vaccinarsi. Non si definiscono negazionisti, ma potrebbero essere, in questa delicata fase, il principale nemico della campagna vaccinale che potrebbe correre durante i mesi estivi.

I Ni Vax rispetto ai No Vax non hanno un odio viscerale per i vaccini, ma hanno delle perplessità, certe volte nascoste altre volte meno. Infatti all’inizio della pandemia questo gruppo dall’entità indefinità era pienamente a favore del vaccino, anche se con difficoltà si apportava alle cure scientifiche. Ma poi a causa della cattiva pubblicità comunicativa rivolta ad AstraZeneca ha cambiato idea.

I Ni Vax non parlano di 5G, scorie radiottive, Bill Gates, microchip, dittatura sanitaria, ma sono alimentati da una paura che molte volte deriva da divulgazioni false o inesatte. E sono loro quelli su cui si dovrebbe puntare per aumentare il numero di persone vaccinate: con una buona informazione scientifica e tutti i numeri a riguardo sulle preoccupazioni dei cittadini.


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Si accentuano i Ni Vax, veri nemici della campagna vaccinale

Secondo un recente sondaggio Pagnoncelli portato in auge da LA7 si dichara che gli italiani credono quasi a tutti i vaccini. Mentre su AstraZeneca diminuisce la paura. “Se le proponessero il vaccino AstraZeeneca, accetterebbe?”. La risposta al sondaggio è frammentaria. La maggioranza, ovvero il 52%, accetterebbe il dosaggio. Il 40% aspetterebbe qualche settimane in più, per avere Pfizer o Moderna. Tutti gli altri non hanno un’opinione in merito.

L’unico modo per portare sulla via della scienza i “Ni Vax” è un’ottimale campagna comunicativa territoriale, con tutto il comparto sanitario locale pronto a spiegare con parole semplici che l’unica via per uscire dalla pandemia resta al momento il vaccino. Se le speranze pr i Ni Vax ci sono, per i No Vax sembrano molti più vane.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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