Home

Da una semplice perquisizione notturna, fatta per dei movimenti sospetti, la polizia ha trovato ciò che non si aspettava: un cellulare in una cella del carcere Burrafato di Termini Imerese.

A renderlo noto è il segretario generale della Uilpa Sicilia, Gioacchino Veneziano, giorno 15 febbraio. Il ritrovamento è avvenuto durante una perquisizione notturna disposta dal vertice dell’amministrazione penitenziaria e da chi dirige il carcere. Un agente si era insospettito per i movimenti di alcuni detenuti. Da questo evento è partita la meticolosa indagine, che poi ha portato al cellulare.

Critiche le parole di Veneziano sull’accaduto: “Si conferma la necessità di investire sull’ammodernamento delle strutture. E in generale di tutte le tecnologie che possono permettere di ritrovare telefonini all’interno delle carceri. Così solo si potranno evitare falle nel sistema di sicurezza”. Per il segratario della Uilpa si dovrebbe puntare alla tecnologia per bloccare detreminate azioni all’interno delle carceri palemitane.

Come si sono svolte le indagini sul cellulare nel carcere

Inoltre Veneziano ha racconto l’accaduto nei minimi dettagli sul ritrovamento del cellulare: “Il ritrovamento è il frutto di una attenta analisi investigativa, che ha interessato tutto il reparto di Polizia Penitenziaria, con l’apporto di agenti del nucleo traduzioni, dimostrando la grande sinergia tra le unità operative a Termini Imerese”.

Le indagini si svolte in questo modo: “Il cellulare era stato abilmente nascosto sfruttando la vetustà della struttura, costruita nel 1914. Gli agenti hanno scoperto il nascondiglio. Bisogna investire sull’ammodernamento delle strutture, e di tutte le tecnologie che possono permettere di ritrovare telefonini all’interno delle carceri, così da evitare falle nel sistema di sicurezza”.


Da “compro oro” a “compro borse di lusso”. ALLARME SCIPPI

Si è conclusa la serie del commissario Montalbano ma nel Ragusano è polemica: “Chiediamo un’ultima puntata”

Zaki, altri 45 giorni in carcere per Patrick


Condividi

Post correlati

A proposito dell'autore

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata