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Piano di ripresa e resilienza: il sito Wired, affronta un interessante argomento. Il monitoraggio civico di Monithon supervisiona i fondi europei che arrivano in Italia. La sua rete potrebbe aiutare a sorvegliare l’uso del Pnrr, specie da parte delle piccole amministrazioni.

Fare le pulci al sistema, andando a vedere delibera dopo delibera come le amministrazioni locali spendono i fondi europei. 

Non un gioco da ragazzi, ma fatto in gran parte da studenti che ogni anno aderiscono al progetto di Monithon. Per osservare da vicino l’evoluzione delle più grandi spese finanziate da Bruxelles a suon di milioni. 

“Siamo partiti nel 2013, oggi monitoriamo l’investimento di 10 miliardi di euro non solo Italia”. Racconta Luigi Reggi, presidente e fondatore dell’associazione indipendente che promuove il monitoraggio civico mettendo a disposizione metodo e strumenti. 

Con l’arrivo dei 191,5 miliardi del Next generation Ue (248 quelli complessivi del Piano nazionale di ripresa e resilienza – Pnrr). Saper leggere e interpretare i dati potrà aiutare ad uscire prima dalle secche della crisi economica; “perché tutte le 300 pagine del piano diventeranno vive solo quando saranno implementate a livello locale”. E se c’è qualcuno che guarda è più facile evitare pasticci. 

La ‘monitoring marathon’ dei fondi europei

Per entrare a far parte della famiglia Monithon – crasi di monitoring marathon (maratona di monitoraggio) –

bisogna scegliere un progetto europeo da osservare pescando dal portale governativo Open Coesione o dalla app desktop sviluppata dalla stessa associazione (Project finder). Una volta selezionato il progetto serve organizzare una squadra disposta a lavorare per controllare che non ci siano sprechi di risorse pubbliche.

“Sono prevalentemente le scuole superiori che scelgono di far partire il monitoraggio civico, ma ci sono anche associazioni e cittadini che sfruttano la nostra guida per orientarsi tra decisioni politiche e amministrative.

Dopo aver individuato il progetto – racconta Reggi – si fanno le analisi sul campo, con interviste, studio dei dati, Swot analysis (che evidenzia punti di forza e debolezza, ndr) per fotografare punti di forza, minacce e suggerimenti”, che finiscono nei report pubblicati sulla piattaforma.

Oggi ci sono 950 monitoraggi attivi, con oltre 30mila ragazzi che sono stati coinvolti negli anni grazie al programma ‘A scuola di Open Coesione’. Nel 2020 sono stati creati 125 nuovi report, per un totale di 709 documenti che fotografano l’avanzamento dei lavori delle opere pubbliche finanziate dall’Unione europea sul territorio.

Piano di ripresa e resilienza

Chi viene monitorato da Monithon (Infografica Monithon ottobre 2020)

Per il 70% dei casi sono grandi infrastrutture di trasporto come ferrovie e linee metropolitane. Il 62% dei progetti ottiene un giudizio complessivamente positivo. Non mancano però piani inefficienti (10%), bloccati nel bel mezzo dell’attuazione (8%) o che che sono in corso ma presentano qualche problema (15%). I problemi, rileva Monithon, riguardano questioni amministrative o legate all’avvio del progetto (11%), problemi tecnici (11%) o di efficacia (2,8%). In certi casi, il progetto richiede ulteriori interventi per essere utile alla comunità (3,2%).

L’effetto immediato del monitoraggio è l’apertura di un dibattito pubblico, che stimola la conoscenza e pungola i decisori a sbagliare meno. “L’idea è portare la pubblica amministrazione a confrontarsi apertamente con le persone, per poter offrire i correttivi giusti quando servono.

Vogliamo stimolare l’intelligenza collettiva e mettere a contatto i cittadini con l’amministrazione che programma i fondi e disegna gli interventi da fare sul territorio”, dice Reggi.

E quando si trova “un progetto bloccato o qualcosa da valorizzare i gruppi civici organizzano degli eventi pubblici in cui il sindaco è chiamato a rispondere alle domande con un vero dibattito. Anche con dei bei risultati in questi anni”, chiosa.

Il monitoraggio sui fondi del Pnrr

Con i miliardi del Next generation Eu pronti ad atterrare in Italia la necessità di un monitoraggio civico capillare e attento si fa via via più impellente. 

“La speranza – ragiona Reggi – è che per il Recovery Plan si segua la trasparenza utilizzata per i fondi europei: molti dettagli, dati su varie dimensioni del progetto con soggetti, pagamenti, procedure di attivazioni del piano. C’è bisogno di questo tipo di dati per capire come vanno i lavori:

Se il Recovery queste modalità di monitoraggio la prima cosa da fare sarà inserire tutto nei nostri dataset”

Al di là delle intenzioni, sottolinea Reggi, 

“il Recovery plan si gioca nell’attuazione delle politiche:

Le 300 pagine del documento presentato al Parlamento dal governo prevedono delle misure per ogni azione, ma è a livello locale che si faranno le cose.

Non a Roma. In base al piano – spiega – la maggior parte degli enti attuatori è rappresentata dai Comuni, un livello decisamente locale al quale spesso associazioni nazionali o enti capaci di controllare non riescono nemmeno ad arrivare”.

Così entrano in gioco le squadre del monitoraggio civico di Monithon che, sfruttando le guide e l’esperienza dell’associazione, possono prendere in mano i dati e decrittare le informazioni ripulendole dal burocratese.

 “I problemi – chiosa Reggi – si risolvono mettendo il sindaco a parlare con le associazioni locali e con gli altri protagonisti del territorio”.

Che in team lavorano per controllare l’evoluzione dei progetti e ne chiedono conto all’amministrazione. 


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