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Ha fatto rumore la dichiarazione dell’attuale rettore dell’Università di Palermo Massimo Midiri sulla richiesta agli studenti siciliani di rimanere anche dopo il corso triennale di laurea. Ma non tutti sembrano aver preso di buon grado il pensiero del rettore.

Dal punto di vista di Midiri, Unipa sta agendo per garantire dei servizi migliori e un ponte tra il mondo della formazione e quello del lavoro. “Invito i nostri studenti a non lasciare Palermo subito dopo la laurea triennale. Stiamo infatti creando un insieme di network e collegamenti con il mondo del lavoro, che saranno di fondamentale importanza”.

Immediatamente dopo alcuni studenti hanno scritto al blog Younipa per trovare il proprio disappunto per le dichiarazioni di Midiri. Anche se ad essere attaccato non è stato il rettore, ma le motivazioni (non dette) per cui molti studenti di Unipa decidono di fare le valigie e andare altrove.


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Studentessa contro Midiri: “Tornassi indietro neanche la triennale”

Ecco il messaggio di una studentessa che preferisce restare nell’anonimato.

Sono una studentessa Unipa e frequento un corso triennale dell’ateneo. Sinceramente penso che rimarrò qui per la magistrale, ma solo perché non posso permettermi di andare fuori Palermo. Altrimenti preparerei le valigie in men che non si dica.

Le parole del nostro rettore inizialmente mi hanno fatto ridere, poi riflettere. Capisco Midiri, il suo obiettivo è esaltare le doti dell’Università di Palermo, che a mio parere sta di certo crescendo e migliorando. Ma è sempre poco. Troppo poco.

La disorganizzazione a Unipa regna costantemente sovrana, con ciliegina sulla torta la segreteria studenti. Una volta un mio collega più grande mi ha detto ‘la O nella parola Unipa sta per organizzazione, che infatti non esiste’. Non è comunque solo questo. Da quando sono studentessa universitaria ho imparato poco di pratico, anzi nulla. Certe volte, nei momenti più sconfortanti, penso che un giorno nel mondo del lavoro dovrò ripartire da meno di zero.

La colpa però non è solo di Unipa, ma della terra che io amo: la Sicilia. Anzi di chi la gestisce. Una regione che non investe mai su noi giovani, che ogni volta veniamo distrutti come un fiore in primavera colpito da una terribile tempesta di neve. Sembra non cresca nulla. Noi vorremo pure rimanere qui. E’ la terra che amiamo e in cui siamo cresciuti, ma dobbiamo scappare contro la nostra volontà. Solo per sopravvivere“.


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A proposito dell'autore

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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