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Alla prima comparsa di un qualsiasi sintomo riconducibile al contagio da Covid19 il” bambino va in isolamento”. Ma con l’arrivo dell’influenza stagionale, si diffonde tra i genitori e il personale della scuola la psicosi da febbre, ma anche da “colpo di tosse”. L’Istituto superiore di sanità (ISS) e i ministeri della Salute e dell’Istruzione hanno previsto “l’isolamento del minore” che tuttavia risulta essere una procedura farraginosa. Si stanno sperimentando protocolli alternativi. A Catania, ad esempio, c’è un gruppo di esperti che sta lavorando a un protocollo in linea con le direttive dell’assessore regionale. Lo scopo è quello di “arginare la psicosi” e “fornire diagnosi certe in pochi minuti”. 


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La procedura

Se un bambino ha la febbre “deve restare a casa”. Ma se a scuola viene individuato un “sintomo compatibile con il Covid19”, entra in ballo, fino a questo momento, una procedura, messa nero su bianco da Istituto superiore della sanità, ministero della Salute, dell’Istruzione, Inail e altri enti.

Se un alunno presenta un aumento della temperatura corporea, per esempio, scatta il primo step: “L’operatore scolastico – recita il documento dell’ISS – che viene a conoscenza di un alunno sintomatico deve avvisare il referente scolastico per COVID-19”.

Il percorso previsto dall’Istituto superiore di Sanità è appena iniziato. Il referente scolastico, o un altro componente del personale, “deve telefonare immediatamente ai genitori/tutore legale”.

Isolamento

A questo punto l’alunno deve essere ospitato in una “stanza dedicata o in un’area di isolamento”.

Il personale scolastico deve misurare la temperatura corporea senza toccare l’alunno, ma, attenzione, “il minore non deve essere lasciato da solo, ma in compagnia di un adulto”. E qui c’è un’altra postilla, l’adulto “non deve presentare fattori di rischio” per il coronavirus, quindi non deve avere “malattie croniche preesistenti”. Chi prende in carico il minore

“dovrà mantenere, ove possibile, il distanziamento fisico di almeno un metro e la mascherina chirurgica fino a quando l’alunno non sarà affidato a un genitore/tutore legale”. E se i genitori sono al lavoro? Bisogna aspettare che arrivino.

Le prescrizioni

Il minore, se ha più di 6 anni, “dovrà indossare una mascherina chirurgica”. Cosa succede se l’alunno sotto controllo ha un colpo di tosse o starnutisce? Se non ha mascherina deve tossire “su un fazzoletto di carta, questi fazzoletti dovranno essere riposti dallo stesso alunno, se possibile, ponendoli dentro un sacchetto chiuso”.

Isolato e “messo in sicurezza” il minore, all’arrivo dei genitori scatta una nuova procedura. Papà e mamma devono “contattare” l’Asp per la “valutazione clinica” con un “triage telefonico”. A questo punto, e solo a questo punto, “in caso di sospetto Covid”, il medico richiede il test diagnostico. Dopo la richiesta, dovrebbe attivarsi il Dipartimento di prevenzione per eseguire il test e a quel punto scattano le “indagini epidemiologiche e le procedure conseguenti”.

I risultati

Il test sierologico per il coronavirus potrebbe essere positivo o negativo. Se è positivo bisogna attendere la totale guarigione clinica e i tamponi negativi. L’elenco dei compagni di classe deve essere trasmesso all’Asp e andranno tutti in quarantena.

Se il test è negativo, in ogni caso, bisogna ripeterlo a distanza di due o tre giorni. “Il soggetto – si legge nel rapporto dell’Istituto superiore di sanità – deve comunque restare a casa fino a guarigione clinica e a conferma negativa del secondo test”.

Il protocollo siciliano

I dirigenti dell’Asp catanese Franco Luca e Antonio Leonardi, insieme a Pino Liberti, commissario anti covid regionale, stanno lavorando a una procedura alternativa che eviti, sostanzialmente, la psicosi da starnuto e riduca i disagi per studenti e professori. “Abbiamo pensato a delle unità operative itineranti che vadano a scuola ed effettuino il test istantaneo con risultati entro 20 minuti”. Ecco la strada! Test rapido con risultati che arrivano poco tempo dopo la chiamata ed evitano che, ad ogni sintomo influenzale, un alunno vada prima in isolamento e poi in quarantena per almeno 3 giorni.

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