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Nelle Filippine un uomo di 28 anni è morto, stremato, dopo essere stato costretto dalle forze dell’ordine a fare 300 squat, almeno così raccontano i familiari. La motivazione dietro questo obbligo è l’aver violato le restrizioni contro il Covid-19. 

Secondo quanto riportato dalla stampa filippina, le forze dell’ordine hanno fermato Darren Manaog Penaredondo a General Trias, città nelle vicinanze della capitale Manila, lo scorso giovedì 1° aprile, per aver violato il coprifuoco imposto dalle 18 alle 5 di mattina. L’uomo si scoprirà dopo che fosse sceso solo per comperare dell’acqua. 

I suoi familiari hanno dichiarato che la polizia ha chiesto a Penaredondo e ad altre persone fermate di fare 100 squat, da ripetere nel caso non fossero riusciti a farli in maniera sincronizzata e perfetta. Il filippino ha fatto ritorno in dimora alle 8 della mattina successiva. In totale aveva fatto 300 squat, insieme ad un’altra delle persone con cui il filippino si era ritrovato coinvolto al fermo.


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Secondo la compagna, Reichelyn Balce, non riusciva a camminare e ad alzarsi. Era caduto troppe volte durante l’esecuzione. Dopo qualche ora ha iniziato ad avere le convulsioni. Inoltre ha perso conoscenza, per poi morire poco dopo essere stato rianimato.

Dopo solo qualche giorno, il caso si è propagato a bandiere e monito di attivisti locali, come la Lega degli studenti filippini dell’Università delle Filippine a Los Banos e l’organizzazione umanitaria Karapatan. Entrambi i gruppi chiedono che vengano svolte immediatamente delle indagini.

Il 5 aprile il sindaco di General Trias, Antonio Ferrer ha dichiarato in una nota di aver chiesto al capo della polizia di indagare sul caso. Il primo cittadino esprime le proprie condoglianze alla famiglia di Penaredondo e garantisce che la situazione sarà chiarita in tempo. La polizia invece dichiara che i violatori venivano solamente sgridati. Senza alcun tipo di tortura.

La situzione avrà degli sviluppi per dare una spiegazione ad una famiglia affranta per colpa degli squat imposti.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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