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La pandemia da Covid-19 ha letteralmente stravolto le nostre vite, ma non solo. Ad uscirne mutato è, anche e soprattutto, il mondo del lavoro. Scopriamo come i giovani possono prepararsi a non farsi trovare impreparati dinnanzi al cambiamento.

Mondo del lavoro, le nuove skill

A vivere sulla propria “pelle” tale metamorfosi, sono principalmente i neolaureati. A quest’ultimi, infatti, saranno richieste maggiori flessibilità e soft skill, tra cui capacità di adattamento e problem solving. Abilità che possono essere già integrate e sviluppate durante un percorso di studi aperto al nuovo mondo del lavoro, comprendente maggiori esperienze professionali in un contesto non solo italiano.

La filosofia di studio per far carriera

Alla base di questo nuovo percorso formativo, troviamo la filosofia adottata dalla John Cabot University, una delle maggiori Università americane in Italia. Grazie alla promozione dei legami internazionali, alle centinaia di offerte di stage e di lavoro, alla collaborazione con più di 670 aziende italiane e internazionali, il percorso di studio permette di “traghettare” i giovani studenti verso il mondo del lavoro con maggiore rapidità. A far tesoro di questa filosofia di studio e di vita, tre giovani donne: Christine, Erica e Francesca.

Christine: “Così ho acquisito maggiore autostima”

Christine Modafferi è una giovane di 28 anni. Laureata in Letteratura Inglese, un Master in Editoria Digitale e con alle spalle sei anni di esperienza in case editrici di fama internazionale, è ormai perfettamente inserita nel mondo del lavoro. Parlando della sua esperienza, dichiara: «Ho affrontato l’emozione del mio primo colloquio usando le stesse parole che avevo scelto nell’Elevator Pitch Competition svolta alla Cabot. In quella occasione ho dovuto convincere una giuria di professori universitari e professionisti della mia unicità, e spiegare perché dovessero ipoteticamente assumermi, nel giro di un solo minuto. Nella mia testa l’obiettivo era già lavorare nell’editoria inglese». L’Elevator Pitch non è altro che una competizione universitaria nella quale gli studenti presentano, in pochissimo tempo, un progetto o un’idea. Christine l’ha vinta, e ha fatto tesoro di quell’esperienza per poi affrontare i suoi colloqui di lavoro, acquisendo così maggiore autostima.


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Il contesto internazionale come valore aggiunto

«Un approccio concreto allo studio che guarda alle esigenze del mercato del lavoro, sviluppare il pensiero analitico, procedere per obiettivi rispettando tabelle di marcia molto serrate, riuscire a rendere al meglio anche sotto pressione. Questi sono gli aspetti che per me fanno la differenza». Queste sono le parole di Erica Roic, laureata in Scienze Politiche in ambito europeo, aggiungendo come trovarsi in un contesto internazionale sia un vero e proprio valore aggiunto. «Grazie al corso di Public Speaking in lingua inglese, ad esempio, conosco le tecniche per padroneggiare le situazioni in cui mi trovo a parlare in pubblico, frequenti nel mio lavoro e gestite anche da remoto a causa della pandemia» commenta Erica, riferendosi all’utilità del proprio percorso formativo.

L’approccio americano

Francesca Passudetti è oggi Senior Global Product Manager a Copenaghen, presso una multinazionale farmaceutica. Laureata in Economia aziendale internazionale, spiega come l’approccio americano sia stato fondamentale per la sua carriera. «Mi ha dato la formazione per portare avanti più cose contemporaneamente, come frequentare cinque corsi concomitanti, altri extracurriculari e fare uno stage. Un’impostazione dove sei premiato se dedichi parte del tuo tempo a sport, volontariato o associazioni studentesche, e che rende fattibile la convivenza di studio e lavoro». E aggiunge: «A distanza di anni porto con me lo stimolo a migliorarmi e la sensibilità verso altre culture. Inoltre ho sviluppato l’intelligenza emotiva, fondamentale nella mia vita professionale, dove problem solving, team working e time management sono all’ordine del giorno».

I lavoratori di domani: internazionali, versatili, connessi

Le tre giovani donne in carriera sono l’esempio della formazione dei nuovi lavoratori del domani. L’organizzazione in piena autonomia, la formazione continua, una mente aperta al contesto internazionale e al passo con i tempi che corrono. Il mondo del lavoro post-pandemico sarà estremamente versatile. Per far fronte a questa nuova esigenza, sarà inoltre necessario destreggiarsi attraverso le piattaforme digitali. La regola è solo una: nessun limite per imparare e crescere professionalmente.

Fonte Corriere della Sera.

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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