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Covid ieri e oggi. Non passa un giorno senza sentire o leggere la parola covid. Se pensiamo a cosa abbiamo attraversato e a cosa abbiamo fatto fino a questo momento, sembra ancora tutto assurdo.

Otto mesi fa, in silenzio, l’Italia guardava la televisione in attesa di sapere le proprie sorti. Allora non immaginavamo l’estensione dei contagi e ce ne siamo resi conto dopo aver capito che il #restoacasa riguardava tutti.

Tutti insieme ce la faremo”, come diceva Conte la sera del 9 marzo. Da quel momento, abbiamo fatto di quelle parole una missione, come un mantra da ripeterci ogni giorno.

Covid ieri e oggi

Tante le immagini che circolavano in rete. Striscioni, arcobaleni e foto iconiche. Alle sei del pomeriggio, si applaudiva dal balcone per ringraziare chi si stava, e si sta tuttora prendendo cura di noi. Si parlava di eroi. Si ammirava l’infermiera di Cremona che si è addormentata stremata su una scrivania, dopo il turno di notte. Gli ospedali erano il campo di battaglia, attorno al quale la nazione si stringeva in un sentimento di gratitudine.

Le manifestazioni contro le restrizioni

Quante differenze tra ieri e oggi. Che fine ha fatto la gratitudine quando a Rimini sono state distrutte le auto di medici e infermieri? O quando a Milano, nel Municipio 8, sono stati rovinati i murales dedicati al personale sanitario? In questi giorni sono state numerose le manifestazioni sfociate in atti di violenza e vandalismo a colpi di bombe carta e lacrimogeni.


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Ogni nuovo provvedimento viene respinto con reazioni sempre più forti, da parte di un malcontento nazionale sempre più rumoroso. Nonostante il cavalcante aumento dei contagi, le piazze italiane vengono riempite dalle masse. Tra commercianti, professionisti dello sport e dello spettacolo, si agitano anche i cosiddetti negazionisti. Coloro che sono disposti a credere in un complotto su scala mondiale, piuttosto che in una vera e propria emergenza. Quella che ci ha visti piangere, lottare e sperare ogni giorno che il bollettino non fosse troppo severo.

Niente è più pericoloso della diffusione di odio in un momento di tensione, in cui ci si dichiara guerra l’un l’altro. Tuttavia, c’è chi, al fine di dire “la verità”, approfitta della grande risonanza che anche un post può avere tra i social. Così, ogni giorno circolano centinaia di foto e video in cui si raffigurano ospedali vuoti e ambulanze parcheggiate da ore. Certe immagini negano addirittura la veridicità delle scene atroci di Bergamo, reputandole una farsa. Ed è dando un calcio all’intelligenza umana e al rispetto che si fanno avanti gli ignoranti nella loro arroganza.


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La ricaduta a settembre

Come se nulla fosse accaduto, a settembre abbiamo preso una botta. Dopo un’estate trascorsa con la mascherina in tasca, ci siamo meravigliati dell’avanzare del virus. Forse pensavamo che facendo finta di nulla, il covid se ne sarebbe andato con la coda tra le gambe, sentendosi ignorato. Abbiamo dimenticato, o forse mai appreso, lo sforzo richiesto da una tale situazione. Le restrizioni ci appaiono come quei “no” detti da mamma e papà quando eravamo piccoli e facevamo i capricci. Quelle negazioni che ci sembravano ingiuste, ma che poi erano sempre fatte per il nostro bene.

Il senso di unità che ci contraddistingueva a marzo e che ha ispirato altri paesi, si è sgretolato in granelli di egoismo. Siamo cambiati osservando il covid ieri e oggi. Si era disposti a combattere insieme solo a patto che tutto finisse in fretta. Adesso, siamo arrabbiati e delusi, ci sentiamo traditi. Come se non fosse stata mantenuta una promessa, quella di trovare una soluzione. Non capendo però che la soluzione siamo sempre stati noi.


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NOI siamo ciò che respiriamo!


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A proposito dell'autore

Neolaureata in Mediazione Linguistica a Unipa, dove adesso frequenta il corso di Lingue Moderne e Traduzione per le Relazioni Internazionali. Le piace cantare, suonare e scrivere. Ama le parole e le ama in diverse lingue, pensa che abbiano un grande potere. Sogna di girare il mondo e di portarsene un pezzo dopo ogni viaggio. Crede nella bontà e nell'altruismo. La sua missione è far ridere gli altri.

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