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La Sicilia rientra nella zona arancione. Il nuovo DPCM emanato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, come da consuetudine, ha scatenato molte polemiche in tutta Italia. Chiusura delle attività, spostamenti limitati e in alcuni casi, addirittura, vietati. Garanzie sulla didattica in presenza o a distanza a seconda dell’ordine e del grado di istruzione.


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Ma la vera polemica si è scatenata sull’attribuzione alla Sicilia della zona arancione per il rischio di contagio. E la rabbia è giustificata se pensiamo alla Campania, retrocessa a zona gialla con rischio di contagio meno grave, pur avendo avuto recentemente una forte e costante impennata di contagi.

Le polemiche politiche

Si è praticamente scatenata una furibonda bufera di polemiche politiche che rasentano, talvolta, il ridicolo. Il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci reputa questa scelta come “assurda e irragionevole”. Il presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Micciché vede nella scelta una convenienza politica: “Lazio e Campania sono zone gialle perché amministrate dal PD, che è, al tempo stesso, al governo dell’Italia”. A sinistra, invece, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando si interroga sull’utilità della zona arancione per la Sicilia, chiedendo al governo regionale “maggiore chiarezza sui dati forniti e chiarimenti da parte di Conte”.

Certamente questo governo – piaccia o non piaccia – non ha attribuito le zone di rischio a casaccio o colorando una mappa con dei pennarelli colorati. Lo ha fatto, una volta sentiti i pareri dell’Istituto Superiore di Sanità e del Comitato Tecnico Scientifico, attraverso l’utilizzo di ben ventuno parametri. Questi parametri, uno più preciso dell’altro, hanno permesso di individuare quali fossero le zone a più alto rischio di contagio e quali no.

I parametri per l’individuazione delle zone gialla, arancione e rossa

I parametri, calcolati su base regionale, si possono riassumere nel modo seguente. Numero di casi positivi, sintomatici e non, notificati e documentati dall’inizio alla fine delle cure e dell’isolamento, numero di strutture ospedaliere pubbliche e private con relativa qualità di intervento e cura, variazione dell’indice di contagio zona per zona, nuovi focolai di trasmissione ed infezione, tasso di occupazione di posti letto in ospedale, soprattutto in terapia intensiva.

Evidentemente, se l’ISS ha reputato la nostra regione zona arancione, ha altrettanto constatato in maniera oggettiva che la nostra sanità regionale, oltre a quella nazionale, è allo stremo e al collasso. Non facciamo a gara a chi sta peggio. E se la sanità regionale è in queste condizioni è perché sussistono gravi disservizi e gravi mancanze. Questi sono dati oggettivi, dati reali e veritieri a prova di schieramenti politici che rivendicano successi e scaricano barili.

E poi, da siciliani, ammettiamo definitivamente una sacrosanta questione che mette davvero d’accordo tutti. Non ci fa piacere fare parte della zona zona arancione, che come sappiamo, comporta particolari restrizioni. Ma certamente saremmo felici e contenti di appartenere alla zona arancina. Possibilmente con la A!


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A proposito dell'autore

Paolo La Scala

Paolo La Scala, classe 1988, palermitano un po' alla torinese e un po' alla romana. Laureato in storia contemporanea, ricercatore storico, polemista, libero scrittore.

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