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La situazione Covid in Sicilia torna a destare qualche preoccupazione. Se da un lato l’incremento giornaliero dei contagi sull’Isola sembra sotto controllo, in provincia di Palermo si iniziano a registrare preoccupanti focolai. Dato emblematico sono i 295 nuovi casi individuati ieri, praticamente la metà dei 595 complessivi.

Sotto i riflettori, come già detto, sono i focolai come quello di San Mauro Castelverde. Nel paese delle Madonie sono stati riscontrati 50 positivi e 60 persone si trovano adesso in quarantena su quasi 1.400 abitanti e il sindaco Giuseppe Minutilla ha chiesto alla Regione l’istituzione immediata della zona rossa nel proprio comune. A scatenare questi contagi sarebbero state alcune feste clandestine tra giovani di Cefalù e di Gangi.

Covid, verso nuove restrizioni in Italia e in Sicilia

Non è quindi da escludere per i prossimi giorni un inasprimento delle restrizioni. Per Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia a Padova, l’ipotesi di weekend rossi come a Natale e inasprimento delle misure per tutte le zone “è la direzione giusta ma va intrapresa con urgenza. La settimana prossima sarà cruciale: se il contagio supererà i 30mila casi al giorno bisognerà chiudere tutto”, dichiara alla Stampa. Solo la zona rossa può arginare la variante inglese? “In Inghilterra misure simili sono state sufficienti, ma è molto importante che vengano seguite da tutti”, risponde.

“Sono mesi che chiedo di contenere la variante inglese ma non mi hanno dato retta. Avremmo evitato tanti morti e questo mi rattrista”, sottolinea. A Mario Draghi Crisanti suggerisce “di copiare la Nuova Zelanda: appena si presentano nuovi focolai circoscrivere, chiudere, tamponare e vaccinare a tappeto. È il modo migliore per salvaguardare l’economia“. Con la vaccinazione serviranno ancora i tamponi? “I molecolari sì, mentre gli antigenici hanno dei limiti – replica -. Ammesso che tra un anno tutti gli italiani siano vaccinati, restano due incognite: la durata dell’immunità e le nuove varianti che potrebbero superare i vaccini. Bisogna prepararsi a questi scenari”. Sullo Sputnik “sulla carta è un vaccino sensato, ma bisogna essere prudenti e aspettare l’Ema. Il problema probabilmente è che i russi hanno fatto sperimentazioni poco ortodosse e temono di prestarsi a delle critiche nel pubblicarle”.

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