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Il patron della Sampdoria Massimo Ferrero ,”Io ci sono”. Quasi uno slogan elettorale . Non ha abbandonato l’idea di un futuro in rosanero che aveva inseguito 18 mesi fa, partecipando al bando per l’assegnazione del titolo di Serie D.

La prima conferma arriva dal ricorso al Tar che è stato depositato dal suo legale e che verrà discusso nel merito a gennaio

Ma Ferrero ha già sondato il terreno, ha preso tutte le informazioni utili per la valutazione della società e si dice disponibile a rilevare l’intero pacchetto azionario perché Palermo è un suo “pallino”. Avendo constatato con mano, durante le sue visite di allora, la passionalità dei tifosi verso la squadra.

Siamo ancora ai preamboli di una storia di cui sentiremo ancora parlare in futuro. Anche perché – stando alle dichiarazioni ufficiali rilasciate dal Palermo – non c’è molta voglia di vendere il pacchetto azionario.

La frattura definitiva con Di Piazza

Era già stata messa nel conto ma è anche vero che fino ad ora, al di là delle tante schermaglie verbali, non era mai stato messo in moto il meccanismo per l’acquisto delle azioni del socio di minoranza in Hera Hora.

La stagione calcistica in corso andrà avanti secondo programma, come ampiamente annunciato da tutti i protagonisti della vicenda. E il calciomercato non farà registrare movimenti in entrata e in uscita degni di nota, come ha fatto intendere l’a.d. Sagramola nei giorni scorsi.

I conti, però, non tornano sotto l’aspetto gestionale:

La chiusura degli stadi e il conseguente abbattimento degli introiti pubblicitari farà mancare alla società una cifra valutabile intorno ai 3 milioni, a fronte di costi di gestione che dovrebbero superare i 6 milioni. Metà dei quali – orientativamente – vanno addebitati alla voce stipendi di calciatori e staff tecnico (valore lordo). 

È evidente che le previsioni erano ben diverse, anche dal punto di vista sportivo, perché a metà stagione.

E’ decisamente ottimistico sperare in una promozione diretta o attraverso ai playoff

 Una Serie B a giugno salverebbe capra e cavoli, altrimenti bisognerà fare i conti con un disavanzo di bilancio che non era messo nel conto.

Poca voglia di vendere, dunque, ma la possibilità che ciò accada non è assolutamente campata in aria e lo stesso Mirri ha più volte ammesso che la sua disponibilità economica non era illimitata. Il futuro prossimo in casa Mirri (il padre Daniele è amministratore delegato di Hera Hora) sarà dedicato alla riflessione e a una eventuale rivisitazione delle strategie ma da adesso l’eventuale interesse di nuovi investitori verrà valutato con diverso interesse. Ferrero è il primo che bussa alla porta, non sarà l’ultimo.


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Fabio C.

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