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Da qualche giorno è riesplosa la tensione tra israeliani e palestinesi. L’antico conflitto, ora più che mai, non sembra placarsi. Cerchiamo di capirne di più.

Israele e Palestina: le nuove cause del conflitto

Le tensioni sono state riportate a galla in seguito al tentativo di sfrattare alcune famiglie palestinesi dal quartiere arabo di Sheikh Jarrah. L’azione è immediatamente sfociata negli scontri violenti tra la polizia israeliana e i cittadini palestinesi. Ma non è bastato. La resistenza dei palestinesi ha, inoltre, causato la ritorsione del gruppo terroristico palestinese di Hamas, che ha iniziato a sparare razzi contro la città di Gerusalemme. La risposa di Israele non è tardata ad arrivare, con raid e bombardamenti notturni sulla Striscia di Gaza che continuano a portare solo morte e distruzione.

Sheikh Jarrah: la storia del quartiere al centro della disputa

Il quartiere storico di Sheikh Jarrah deve il proprio nome al medico personale di Saladino, il capo militare curdo che nel 1187 riconquistò Gerusalemme sconfiggendo i Crociati. Seconda la leggenda, il medico fu sepolto nell’area del quartiere. Quest’ultimo rimase nel “silenzio” della città fino a quando, nell’Ottocento, alcune benestanti famiglie arabe si trasferirono qui per scappare dalle vie troppo trafficate della Città Vecchia. Ma nel quartiere di Sheikh Jarrah è da sempre esistita una piccola rappresentanza della comunità ebraica. Questa sostiene, secondo la loro tradizione, che in una grotta nascosta del quartiere è sepolto Simeone il Giusto, colui che secondo la Bibbia accolse Alessandro Magno a Gerusalemme. Così, per garantire maggiore stabilità alla popolazione ebraica, alla fine del 1800 alcuni capi della comunità comprarono dei terreni edificando degli alloggi per alcune famiglie di ebrei. La disputa tra arabi ed ebrei legata al quartiere di Sheikh Jarrah non ha fatto altro che portare ad ennesime tensioni tra palestinesi ed israeliani.


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Israele e Palestina: un antico conflitto

Gli scontri tra Israele e la Palestina hanno un’origine molto antica e per ripercorrerne i motivi dobbiamo andare indietro di 70 anni. Gli Accordi di Oslo provarono a portare la pace tra lo Stato di Israele e l’Autorità Palestinese, ma senza alcun esito. In ballo, c’è la Gerusalemme Est, considerata di “proprietà” palestinese ma annessa da Israele dopo la guerra del 1967.

Gerusalemme divisa 

Prima del 1949, a Gerusalemme convivevano arabi, israeliani, cristiani e tutti si riconoscevano in un’unica e grande città unita. Questa venne di fatto divisa in due dalla fine della prima guerra combattuta fra arabi e israeliani: Gerusalemme ovest e Gerusalemme est. L’armistizio sancì che la parte ovest della città spettasse ad Israele e che la Giordania mantenesse il controllo sulla Gerusalemme est, abitata in prevalenza da arabi. Fra le due parti della città, venne tracciato un confine: la Green Line. La situazione cambiò ancora nel 1967, al termine della cosiddetta Guerra dei sei giorni: Israele vinse e conquistò diversi territori, fra cui Gerusalemme est, di carattere palestinese, e di cui tutt’oggi mantiene il controllo militare. L’ONU e i principali Paesi occidentali non hanno mai riconosciuto l’annessione di Gerusalemme est ad Israele.

Cosa potrebbe succedere?

Le tensioni potrebbero sfociare in un conflitto armato che potrebbe coinvolgere altri Paesi europei, senza contare le ripercussioni all’interno delle nostre società. Perché lo scontro tra Israele e la Palestina, come abbiamo visto, non è uno scontro come tutti gli altri. È ricco di una particolare carica simbolica, con un conflitto che interessa tre grandi religioni monoteiste. Ma cosa sta facendo adesso l’Unione Europea? Questa è finora ferma alle rituali dichiarazioni di condanna, in cui attribuisce ad entrambe le parti, palestinesi e israeliani, le responsabilità dell’intero conflitto. Dichiarazioni “tiepide”, senza spendersi davvero in un cessate il fuoco, che arriva invece dalle maggiori Associazioni umanitarie. La diplomazia mondiale non dovrebbe restare in silenzio.

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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