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Oggi, 21 gennaio, è la Giornata Mondiale degli abbracci. Una delle più belle festività che abbiamo preso in prestito dall’oltreoceano, precisamente dagli Stati Uniti. Il National Hugging Day nasce intorno agli anni ’80 e non è un casualità che questa giornata arrivi soltanto pochi giorni dopo quella del Blue Monday

Quale miglior modo per scacciar via il giorno più triste dell’anno se non con un caloroso abbraccio? Sollevare il morale dopo la nostalgia legata alla fine delle festività natalizie e la noia della ripresa della vita di sempre.

Un gesto che fa bene al cuore e all’anima. Lo afferma anche la scienza: gli abbracci hanno un vero e proprio potere tonificante perché rilasciano l’ossitocina (il cosiddetto «ormone dell’amore») che riduce lo stress, tenendoci immuni da confitti e ansie tra le braccia di un amico o di un familiare. 

Un gesto semplice e potente al tempo stesso di cui oggi, più che mai, sentiamo la mancanza.

Distanti oggi per abbracciarci domani 

Abbracciare un amico incontrato per strada, la nonna al pranzo della domenica, niente sembra più “normale”. La pandemia ci ha allontanato, togliendoci il beneficio e il privilegio di un abbraccio. 

Forse non eravamo pienamente consapevoli del suo valore. Come spesso accade, sembriamo averlo scoperto in questi mesi, proprio quando ci è stato vietato. In un esclusivo periodo di sofferenza e proibizione, ci siamo resi conto di quanto un gesto così spontaneo sia indispensabile. Sentire il calore umano di un’altra persona, sentirne la vicinanza e consegnare sé stessi in un breve istante. 

Desideriamo questo fin da troppi mesi ormai. Ma non ci siamo arresi. Abbiamo anche trovato altre forme per abbracciarci: stanze isolate, tende gonfiabili e pareti di plastica. Involucri e barriere trasparenti che ci proteggono dal contagio e che ci permettono di abbracciarci. È strano, lo sembra ancora adesso ma ci hanno restituito in parte la coccola di cui abbiamo più fame: il contatto. E chi i più affamati se non i bambini e gli anziani?

Questa giornata deve essere un modo per riflettere ancora di più sull’importanza dei nostri sacrifici. Restare distanti oggi per abbracciarci domani, con le braccia tese rivolte ad un domani migliore e… pieno di abbracci!

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

27 anni, laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale. Non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa e ambiziosa, cerco sempre di rinnovarmi cogliendo le occasioni che la vita mi offre

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