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Li facciamo quasi tutti, quasi tutti i giorni, senza sapere che sono cose maleducate, perlomeno secondo le regole di bon ton sancite dal galateo

Comportarsi in maniera impeccabile secondo il galateo non è semplicissimo, anzi.

Spesso non si conoscono nemmeno le regole del bon ton, quindi di fatto non è che si infrangono.

Tuttavia il risultato è sempre lo stesso: risultiamo maleducati agli occhi di chi, invece, l’etichetta la conosce eccome.

Ecco 10 cose che in tantissimi fanno quotidianamente e che andrebbero corrette se si vuole pranzare con la Regina.

(Continua dopo la foto)

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Dire “buon appetito”

Chi non ha mai detto “buon appetito” prima di incominciare un pasto?

Ebbene per il galateo, non si fa.

Il motivo? Non bisogna augurare (e augurarsi) di mangiare pietanze gustose quando si è a tavola con qualcuno perché il principale piacere dovrebbe essere la compagnia.

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Galateo: Dire “cin-cin” per brindare

Il brindisi è un momento delicatissimo secondo il galateo.

Prima di tutto non bisogna toccare il bicchiere altrui perché il tintinnare di bicchieri è considerato un gesto poco elegante.

E mai e poi mai dire “cin-cin”! Queste due paroline hanno origine cinese e derivano da q ng q ng (ch’ing ch’ing) che significa “prego prego”.

Questa formula era usata dai marinai di Canton come saluto cordiale ma scherzoso, associato al buonumore delle bevute.

Arrivata nei porti europei grazie al commercio, ben presto dilagò dappertutto. Italia compresa.

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Galateo: Chiedere il sale

Se la pratica di chiedere il sale a tavola è intuitivamente sconveniente perché cela il non gradire la pietanza che si sta gustando, in realtà il motivo per cui il galateo la proibisce è diverso.

Si tratta infatti di una motivazione economica. Un tempo il sale era il bene più prezioso che si possedeva; se un commensale chiedeva il sale e il padrone di casa non ne aveva a disposizione, ciò comportava una brutta figura perché denotava problemi economici.

E il motivo per cui secondo la scaramanzia rovesciare il sale porta sfortuna è sempre collegato al lato economico: sciupare un bene prezioso come il sale era qualcosa di rovinoso.

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Scrocchiare le dita

Il gesto di scrocchiare le dita è da evitare come la peste bubbonica in società.

Qualsiasi rumore fisiologico, da quello della peristalsi dello stomaco a quello dell’orchestra di giunture ossee, va tenuto per sé.

Se è per voi il bisogno di scrocchiarvi le dita è impellente, appartatevi esattamente come se doveste digerire o andare alla toilette.

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Tenere le mani in tasca

L’etichetta non ammette assolutamente le mani in tasca, da bandire in qualsiasi circostanza, ma soprattutto in quelle formali: dalle cerimonie religiose e civili fino ai colloqui di lavoro e alle situazioni professionali in generale.

Storicamente questo gesto è collegato a un atteggiamento indolente, pigro, diffidente o anche di scarso interesse, tutti modi di sentire che una persona educata dovrebbe cercare di non fare emergere quando prova (inevitabilmente) questi stati d’animo.

E se da noi le mani in tasca sono solamente poco tollerate da chi guarda al bon ton, sappiate che invece in alcuni Paesi del mondo – come in Cina e in Turchia – questo atteggiamento prossemico è considerato offensivo e può addirittura portare a conseguenze importanti sul piano legale, ad esempio il licenziamento dal lavoro.

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Soffiare sui cibi

Anche se la zuppa è bollente, guai a soffiarci sopra per farla raffreddare!

Il galateo esige che le pietanze (che non andrebbero comunque mai servite troppo calde) si raffreddino da sole, senza l’aiutino di chi le sta per gustare.

Soffiare sopra la minestra o sulla tazza di tè caldo è poco educato perché innanzitutto espone chi vi circonda ai vostri germi e poi perché potrebbe causare incidenti come schizzi ustionanti o macchie sulla tovaglia.

Aspettate dunque che la bagna cauda si raffreddi da sola, anche se così vi toccherà mangiare non prima delle 14.

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Leccare il cucchiaino dopo aver mescolato lo zucchero nel caffè

Altra cosa imperdonabile: la leccatina al cucchiaino dopo avere dolcificato e mescolato il caffè.

Secondo il galateo, il cucchiaino va fatto sgocciolare discretamente, appoggiandolo al bordo della tazzina e poi posandolo delicatamente sul piattino.

Il tutto senza produrre il benché minimo rumore di urti di posateria e vettovaglie (non si sa mai che qualcuno possa pensare che abbiate fatto “cin-cin”).

In generale, qualsiasi gesto comporti il leccare qualcosa è da dribblare senza se e senza ma.

Un altro esempio? Leccare l’indice prima di sfogliare un libro o un giornale.

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Non togliersi gli occhiali da sole

Gli occhiali con le lenti scure si devono togliere sempre quando si è con qualcuno.

Anche se è vostra madre o vostra sorella, gli occhiali da sole vanno levati. Tanto più se si tratta di uno sconosciuto che vi stanno presentando.

Trattasi infatti di un gesto di malacreanza peggiore rispetto a quello del non togliersi il cappello: gli occhi vanno sempre mostrati, soprattutto al primo incontro.

Le lenti oscurate potrebbero celare sguardi eloquenti e smorfie che l’interlocutore deve avere il diritto di conoscere.

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L’acqua a tavola si serve nella caraffa

Se volete essere a prova di suocera snob o ineccepibili per l’amica di alto rango, il fulcro attorno a cui dovrà ruotare tutta la tavola è la caraffa.

In materia di etichetta, mai mostrare l’etichetta (quella dell’acqua minerale comprata al supermercato).

Le bottiglie di plastica disposte su una tavola imbandita a nozze striderebbero non poco.

Invece una caraffa di cristallo in cui versare di volta in volta l’acqua sarà molto chic.

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Non si dice “Piacere” quando ci si presenta

Una formula storpiata che usiamo quasi tutti è quella del “Piacere” quando si stringe la mano per la prima volta a qualcuno.

Si tratta un po’ come del “Pronto?” interrogativo che diciamo a telefono per rispondere a una telefonata (quando invece dovremmo dire “Pronto!” affermativo, come si faceva un tempo quando si comunicava all’operatore che eravamo pronti e poteva passarci la chiamata).

“Piacere” non si deve evitare a priori, anzi. Lo si dovrebbe usare però nel momento giusto. Che non è affatto quando conosciamo per la prima volta uno sconosciuto.

Quando si incontra qualcuno per la prima volta non si può sapere se la conoscenza sarà piacevole o meno.

Lo si saprà, invece, al momento del saluto, quando ci si accomiata; ed è qui che entra in scena il “Piacere” pronunciato in maniera sensata e garbata: sottolineate pure di aver trascorso un momento piacevole in compagnia dell’altro.

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