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Secondo il rapporto BES dell’ISTAT l’Italia ha un primato molto negativo relativo ai NEET, i giovani che non lavorano ne studiano. NEET è l’acronimo inglese che sta per Not in Education, Employement or Training. Quando si parla di NEET ci si riferisce dunque a quella fetta di giovani che non studiano, non frequentano corsi di formazione e non lavorano.

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Il tasso di giovani tra i 15 e i 29 anni che non sono impegnati in un percorso di studio o di lavoro rimane alto e ritorna a crescere. Dopo alcuni anni di diminuzione, nel 2020 tale tasso si è attestato al 23,9%. Mentre nel 2019 era il 21,2%. Sicuramente la pandemia ha giocato un ruolo importante in questo aumento, soprattutto sul versante lavoro, dato che il lungo periodo di lockdown ha inevitabilmente interrotto la ricerca del lavoro.

Il preoccupante dato sull’istruzione

Un dato che spaventa ancora di più riguarda l’istruzione: nel 2020 in Italia, il percorso formativo si è interrotto prematuramente per il 13,5% dei giovani tra 18 e 24 anni. Questo significa che l’abbandono scolastico è ancora una realtà viva del nostro Paese. Sintomo di un sistema sociale non ancora in grado di appianare le disuguaglianze.

In tal senso, infatti il titolo di studio dei genitori condiziona fortemente la riuscita scolastica e la permanenza nel sistema di istruzione e formazione dei giovani: i figli di genitori con al massimo il diploma di scuola secondaria inferiore hanno un tasso d’uscita dai percorsi di istruzione e formazione del 24%, che si riduce al 5,5% tra i figli di genitori con il diploma di scuola secondaria superiore e all’1,9% tra i figli di genitori con almeno la laurea. Analogamente, i figli con almeno un genitore occupato in professioni qualificate e tecniche abbandonano gli studi nel 2,5% dei casi rispetto al 24% dei figli di genitori occupati in professioni non qualificate.

A traino di questo scenario giunge quello sui dati dei laureati. Soltanto la metà dei neo-diplomati si iscrive per la prima volta all’università nello stesso anno in cui ha conseguito il diploma di scuola secondaria di secondo grado e, infatti, se la media europea vede che il 7,7% dei giovani tra i 20 e 29 anni possiede un titolo di studio terziario (quindi post diploma), in Italia questo valore arriva al 6,4% (circa 400 mila persone), ben al di sotto quindi della media per il Vecchio Continente.

Interessante, infine, notare che a laurearsi sono più le donne che gli uomini (231 mila contro 169 mila), sebbene solo il 16% lo faccia in una disciplina scientifica contro il 35% degli uomini.

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Da 13 anni laureata in comunicazione e tecnica pubblicitaria. Dopo aver fatto diverse esperienze all’estero, ha deciso di fermarsi nella sua terra siciliana, collezionando anni di esperienza nel campo degli eventi e dell’organizzazione congressuale. Da pochissimo ha fondato una sua agenzia di eventi e comunicazione, la Mapi. E’ appassionata di moda, cinema e spettacolo. Ha un debole per le giuste cause e per i Mulini a vento. Il suo sogno? Coltivare e mantenere vivo l’entusiasmo per la vita e per ogni sua piccola forma e manifestazione. Da 13 anni sono laureata in comunicazione e tecnica pubblicitaria. Dopo aver fatto diverse esperienze all’estero, ho deciso di fermarmi nella mia terra siciliana, collezionando anni di esperienza nel campo degli eventi e dell’organizzazione congressuale. Da pochissimo ho fondato una mia agenzia di eventi e comunicazione, la Mapi. Sono appassionata di moda, cinema e spettacolo. Ho un debole per le giuste cause e per i mulini a vento. Il mio sogno? Coltivare e mantenere vivo l’entusiasmo per la vita e per ogni sua piccola forma e manifestazione.

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