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Qualche settimana fa all’occhio dell’attualità è arrivata la notizia di un rider, Emiliano Zappalà, ed ex-imprenditore che ha rivelato di guadagnare mensilmente 3.000 euro al mese. In pratica un rider, secondo le sue parole, guadagnerebbe più di un medico. Anche se la storia fila veramente poco. O almeno potrebbe essere possibile, se solo si lavorasse quanto lavorano i bambini nel settore tessile nei Paesi del terzo mondo.

I guadagni di un rider

Il rider è un lavoro, che oggi con la pandemia ancora di più, ha avuto un aumento dai tratti esponenziali. Tutti i lavoratori del settore hanno in comune il fatto di non essere relamente assunti. Lavorano con un contratto a collaborazione. Questa modalità viene utilizzata affinchè l’azienda abbia meno responsabilità sul lavoratore. Le stime, sebbene impossibili a causa del contratto a collaborazione, non vedono per il rider uno stipendio medio da 3.000 euro al mese, ma di 840 euro, a quanto fanno sapere i sindicati.

Fino a qualche mese fa a lavorare in questo settore erano immigrati e studenti. Adesso non più, lo fanno un po’ tutte le categorie lavorative possibili e che hanno bisogno di lavorare per vivere o vivere per lavorare. Inoltre è un lavoro che viene lasciato in breve tempo: solo il 15% dei rider lavora per più di 12 mesi

Un rider, secondo il contratto Assodelivery-Ugl, ovvero tra azienda e sindacato, prende circa 11 euro per ogni ora lavorata, con maggiorazioni del 10% durante i festivi e un’indennità in caso di maltempo (se si superano i 2mm di pioggia, anche se non si capisce a quale colonnello e metereologo si affidano). Condizioni che non sembrerebbero delle peggiori, ma che nascondono una realtà ben diversa una volta che si prova ad andare nelle pieghe dell’accordo. Giuseppe di Maggio, rider quotato nel settore, ha dichiarato all’Uil Lombardia il suo stipendio medio. “Nel mese di dicembre ho lavorato fino a 15 ore al giorno, ma a conti fatti ho preso circa 5,80 euro l’ora senza contare le spese di carburante. Quelle sono a carico del rider“.

A dare altre delucidazioni è il sindacalista Mario Grasso: “Serve un po’ di chiarezza. Quando si legge dei rider ricchi e felici non si fa un lavoro di informazione corretta. I rider saranno felici quando saranno innanzitutto tutelati. Oggi un rider non prende sicuramente quanto un manager, tutte le valutazioni che sostengono questo non sono una fotografia seria della vita di migliaia di uomini e donne che ogni giorno cercano, con dignità, di portare a casa la pagnotta. I contratti collettivi da cui prendere spunto per inquadrare i lavoratori ci sono.

E inoltre arriva un appello dall’aria sindacalista: ” Ciò che chiedono i rider sono condizioni minime di rispetto del loro mestiere. E tutele, come tutti. Non chiamatelo lavoretto, essere rider è un lavoro a tutti gli effetti”.


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Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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