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Oggi, la V Commissione all’Ars, ha approvato il disegno di legge da proporre al Parlamento della Repubblica, finalizzato all’abolizione del numero chiuso per l’accesso ai corsi universitari. Un passaggio fondamentale che attendevamo da tempo e che ha incassato il voto unanime di tutti i membri della Commissione dichiarano i membri della Commissione.

Abolizione numero chiuso: Università aperta a tutti

Lentini, primo firmatario della proposta di legge, chiosa: “siamo vicinissimi alla revisione del sistema di accesso alle facoltà a numero chiuso. Con la norma che abbiamo messo a punto, si garantisce il primo anno di corso aperto a tutti attraverso un tronco sanitario comune costituito da alcune di quelle facoltà sanitarie e scientifiche dove oggi rimangono parcheggiati gli studenti in attesa di riprovare il test di medicina: si procederà quindi senza test di accesso.

“Un tema che oggi torna dirompente, visto che la crisi pandemica in atto, tra i molti effetti prodotti, ci ha messi di fronte alle conseguenze della carenza di figure specializzate in ambito medico-sanitario. Un vuoto di cui si discute ogni giorno, ora che la diffusione del Covid-19 ha messo il nostro sistema sanitario davanti allo specchio. Ci siamo ritrovati – sottolinea Lentini – a toccare con mano gli effetti di oltre 20 anni di restrizioni nei percorsi di accesso ai corsi di laurea, con particolare riferimento alla facoltà di Medicina”.

“Un modello che ha prodotto conseguenze negative sulla qualità dell’offerta sanitaria e, più in generale, sui livelli di competitività e innovazione dell’Italia in ambito internazionale, costringendo migliaia di studenti ad espatriare per continuare gli studi in contesti accademici meno restrittivi e le famiglie a sobbarcarsi costi esorbitanti per garantire un futuro ai propri figli. Una volta archiviato favorevolmente il passaggio in aula dal parlamento siciliano arriverà un segnale inequivocabile che avrà soprattutto tre obiettivi: qualificare la forza lavoro, garantire nuove opportunità per i giovani e rispondere alle esigenze, ormai inequivocabili, del sistema sanitario”.

20 anni di diritti negati

L’articolo 34 parla chiaro: ogni cittadino capace e meritevole ha il diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. In Italia questo non accade da vent’anni, perché non tutti possono accedere al corso di formazione prescelto, in quanto i posti disponibili sono limitati da un test che raramente premia davvero il merito. La soluzione proposta è quella di consentire l’accesso libero al primo anno di corso, puntando sulla “selezione naturale” da un lato e introducendo un esame al secondo anno dall’altro: “Il nostro Paese è penultimo in Europa per numero di laureati. Solo il 18 % della popolazione ha infatti una laurea”, fanno notare.

Quanto costa l’abolizione del numero chiuso

Resta – e non è un particolare secondario – il problema dei costi. L’allargamento della platea degli iscritti comporta spese significative (istituzione di nuovi corsi, assunzione di docenti, disponibilità di spazi e strutture) con il rischio che una parte di esse vada a finanziare “gli scarti” degli anni successivi al primo. Inoltre, almeno per le facoltà di Medicina, il problema principale è la collocazione successiva dei laureati, che oggi mancano al sistema sanitario – 12mila nei prossimi tre anni, secondo la Federazione medici di medicina generale (Fimmg) ed il sindacato dei medici dirigenti Anaao – e la cui assunzione è impedita oggi dal blocco del turn over.

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