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Università. Il numero delle matricole in questo anno accademico corrente è aumentato. Attualmente il MIUR, fino al 15 novembre, registra un incremento del 7% di iscritti agli studi universitari.

Dietro le motivazioni che si danno all’aumento di sicuro c’è l’uso della didattica a distanza. A Palermo, con esattezza, si parla del 7,8% di iscritti in più, un risultato sopra la media degli altri atenei italiani. Sono le Università del Sud ad aver avuto un exploit di iscritti. Una buona fetta di ragazzi, che aspiravano ad una carriera universitaria fuori dalla città, hanno deciso di immatricolarsi nel proprio luogo natale a causa della pandemia.

Le parole di Manfredi

Lieto, il Ministro dell’Università ha dichiarato al Sole24: “Anche se sono dati provvisori e destinati a cambiare mi sembrano interessanti perché ci dicono, da un lato, che le misure volute dal governo sul diritto allo studio sono state strategiche e, dall’altro, che le famiglie hanno visto nell’iscriversi all’università il modo migliore per affrontare la crisi». Un trend che l’esecutivo spera di ripetere anche nei prossimi anni. Da qui la scelta di prorogare (e rendere strutturali), con la legge di bilancio 2021 all’esame del Parlamento, gli interventi su no tax area e tasse universitarie varate prima dell’estate con il decreto rilancio. Sperando che nel frattempo il quadro epidemiologico migliori e – auspica Manfredi – si possano riaprire le aule almeno al 50% come era a settembre «con l’inizio del secondo semestre il 1° marzo”.

I numeri delle università del Sud

Numeri importanti per gli atenei del Sud Italia, che spesso vengono bocciati dalle statistiche. In Calabria si registra un +9,0% di iscritti, a Foggia un +26,0%. A stupire è Napoli L’Orientale, una delle tre Università della città partenopea, con un incremento del 32,4%. Dei numeri che fanno ben sperare per lo sviluppo del Mezzogiorno, tema che attanaglia l’Italia da decenni, anzi secoli.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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