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Premier Conte…di Montecitorio! Nel 2020 il personaggio più popolare è sicuramente lui!

Ogni anno ha le sue Star

In un anno povero di eventi, e soprattutto in mancanza di concerti, solo un uomo riesce a soddisfare la nostra masochistica voglia di attendere il nostro idolo di fronte al palco. Ci fa guardare l’ora chiedendoci “ma quando arriva?”, e ci spinge a tollerare i numerosi ritardi e rinvii del suo show. Mancherebbero soltanto i cori del pubblico, ma è probabile che, se non fossimo tutti davanti allo schermo, ci sarebbero pure quelli.

Il Premier Giuseppe Conte, involontario protagonista di questo spettacolo, ha le tempistiche della rockstar, e come per le rockstar spesso non dipende esclusivamente da lui.

Quell’attesa dei DPCM….

Anche ieri la conferenza stampa si è fatta attendere. E anche ieri abbiamo atteso, ci siamo infastiditi ma l’abbiamo guardata lo stesso. E poi ci siamo infastiditi ancora di più perché le misure sono le stesse che sono trapelate da giorni, e quindi forse stavolta poteva dircelo prima e non c’era bisogno di tanta suspence.

In ogni caso è sempre lui a parlare, e a metterci, per così dire, la faccia, anche se coperta dalla mascherina.

Show must go on

Nella solita posizione di gestire dei partiti di governo in frequente disaccordo, anche stavolta il Premier ha temporeggiato, ha faticato, affrontato domande difficili, ci ha regalato scivoloni ma anche momenti di dignità. Se è vero che lo spettacolo deve continuare, lui mantiene la sua posizione senza vacillare; anche se dentro, probabilmente, si è spesso chiesto chi glielo fa fare.

Sin da marzo ci siamo trovati a pendere dalle labbra di quest’uomo finito lì quasi per caso, ritrovatosi ad essere la guida di una nazione in uno dei suoi momenti più delicati, e ad essere il volto che trasmette pessime notizie e misure impopolari.

Premier Conte: Il personaggio dell’anno

I suoi discorsi verranno ricordati come parte fondamentale di questo infausto 2020: ci hanno preoccupato, ci hanno calmato, ci hanno fatto arrabbiare, ne abbiamo discusso e li abbiamo presi in giro in tutti i modi. Sono stati un po’ un surrogato delle dirette, delle partite, del teatro, qualcosa di condiviso di cui parlare. Spesso lo spettacolo era inconsistente, talvolta superfluo, così che tanti spettatori hanno perso interesse, ma ammettiamolo: in certi drammatici momenti cruciali la sua conferenza stampa è stata attesa come la messa, il festival di Sanremo e la finale di Champions League, a seconda dei gusti.

Nel suo ruolo senza precedenti, Conte non sta scrivendo la Storia, ma è la Storia a impossessarsi di lui, al di là dei meriti e dei difetti, per il solo fatto di esserci, di trovarsi nel posto giusto – o sbagliato – al momento giusto – o sbagliatissimo. E in quanto spettatori, di questo spettacolo e di questo tempo, quando saremo vecchi potremo dire ai nostri nipoti che, come per certi grandi concerti che hanno segnato un’epoca, “quel giorno c’eravamo anche noi”.

Gabriele Ganau


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A proposito dell'autore

Gabriele Ganau

Nasce a Sassari nel 1988. Vent'anni dopo lascia la sua Sardegna: in seguito a varie peregrinazioni, una laurea triennale in lingue e un diploma alla Scuola Holden, quasi per caso si ritrova nell'altra grande isola. Dopo anni passati a occuparsi di una piccola azienda agricola, ora studia all'Università di Palermo e lavora nel campo della traduzione. Assiduo lettore, da sempre interessato ai fatti del mondo, si diverte soprattutto a scrivere le sue storie.

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