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In Italia, ad oggi, ci sono 5 milioni e 600mila poveri assoluti. Una cifra che mette terrore al solo pensiero. Un livello mai registrato e raggiunto. A dare i numeri l’Istat.

Rispetto al 2019 si aggiungono un milione di persone che vivono in uno stato di povertà assoluta. Di gente che spesso si chiede che sapore avrà il domani, ma che non riesce a trovare una risposta certa.

La cassa integrazione o le altre azioni di ripresa servono davvero poco, allo stesso modo di redditi o altri incentivi, a dirlo l’Istat e la sua direttrice Linda Laura Sabbadini sulle pagine di Repubblica. Proprio per la recente pubblicazione di numeri che raccontano l’Italia ad un anno di Covid, la professoressa Sabbadini ha deciso di divulgare e raccontare con dettaglio gli studi su questi numeri. Recente anche la sua ospitata a Piazzapulita su LA7.

Il Covid colpisce i poveri

Statisti e esperti in materia hanno coniato un nuovo termine “povertà pandemica“. Sembra proprio essere la pandemia una nemica astuta e in grado di infliggere dolore a chiunque.

Un trend negativo che non si registrava dal 2012. Quell’anno, però, in mezzo non c’era la pandemia, ma la profonda crisi economica che attraversò l’Europa. In quell’anno, a raccontarlo la Sabaddini, il rialzo non era stato fulmineo, immediato e volce come quello attuale.

Inoltre questa povertà ha maggiormente colpito il Nord rispetto al Sud. I più colpiti sembrerebbero la classe della “working poor“. Ovvero le famiglie che prima del Covid ce la facevano per il rotto della cuffia. Quelle famiglie che erano quasi con l’acqua alla gola, ma riuscivano a non affogare totalmente. Adesso, invece, sembrerebbero affogare.

Infine la professoressa Sabbadini propone una soluzione tra le pagine del giornale: “I dati colpiscono. Sono terribili. Ne dobbiamo uscire con dosi massicce di investimenti sociali ed economici che puntino a creare occupazione e coesione sociale.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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