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Le donne siciliane si mobilitano. E lanciano una petizione. L’iniziativa parte da un gruppo di donne, le “Siciliane”, dopo le parole giudicate “maschiliste e violente” del politico Vincenzo Figuccia.

A proposito della polemica sull’assenza di donne nella nuova giunta Musumeci, Vincenzo Figuccia aveva affermato: “Non conta ciò che hanno tra le gambe, ma ciò che hanno tra le orecchie”. 

“Il deputato Figuccia si dimetta”, è questo che chiedono le 500 donne che hanno firmato l’appello lanciato su Facebook. 

Una frase quella del leghista Figuccia, relativa all’assenza di donne nella giunta regionale guidata da Nello Musumeci in seguito al rimpasto. L’affermazione di Figuccia, viene definita “violenta e maschilista” e “una caduta di stile che dimostra – si legge nella lettera – l’arroganza al potere, l’avidità e l’ignoranza di chi si crede impune.

Abbiamo raggiunto telefonicamente le promotrici dell’iniziativa per farci raccontare com’è nata la mobilitazione.

“Dobbiamo ringraziare l’Onorevole Figuccia- ci dicono ironicamente “le siciliane”- perché ci ha dato il “la” per sollevare una questione molto grave, che stava quasi per passare in sordina: la totale assenza di donne nella nuova giunta Musumeci.”

Le motivazioni de “Le siciliane”

Com’è nata l’idea di unirvi e fare fronte comune?

“Inizialmente tutto è partito dal passaparola. Tra donne c’eravamo già sentite per commentare la totale estromissione dalla nuova giunta Musumeci. Poi le dichiarazioni di Figuccia hanno fatto scattare la molla. Dapprima la petizione si è diffusa con un passaparola su whatsapp. In un paio di giorni siamo arrivate a 500 e più adesioni. E abbiamo deciso di creare la pagina Facebook, dalla quale riceviamo in queste ore continue adesioni.”

 Cosa vi ha fatto arrabbiare maggiormente?

“ Non è stata tanto la battuta infelice e poco garbata del deputato regionale Figuccia. Quella è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso- mi spiegano “le siciliane”- Se non ci sono le donne in politica, in una giunta regionale di una regione come la Sicilia, significa che non ci sono le politiche sociali. E l’assenza di politiche sociale è il primo ostacolo allo sviluppo della nostra Sicilia. Le donne per loro natura, per esperienza e sensibilità sono le paladine dei diritti dei bambini, delle mamme, degli anziani. Le donne sono le promotrici per antonomasia delle politiche sociali. Nessun uomo avrà mai la sensibilità di una donna nell’occuparsi di quelle battaglie per la difesa dei diritti dei più deboli. Non è una questione di quote rosa. Parliamo della totale estromissione di genere del governo della nostra Regione.

Chi sono le 500 firmatarie della petizione?

“Siamo donne che appartengono, in maniera trasversale alle diverse anime della nostra società. Siamo studentesse, professoresse, attrici, attiviste, giornaliste, sindacaliste e professioniste. Sulla scia dell’indignazione vogliamo cogliere l’opportunità per sollevare questioni importanti, di interesse pubblico, di cui nessuno parla”

“Adesso- Ci spiegano le siciliane- speriamo di poter far fronte comune con tutte le donne siciliane, e soprattutto con tutte quelle donne che, in vari ambiti e settori, si stanno facendo promotrici di attività simili alla nostra. Come le donne della Cgil che hanno promosso la petizione #piùdonneperlademocrazia, per chiedere l’intervento di Mattarella”

quali sono i prossimi passi della protesta?

“Il nostro desiderio è quello di poter organizzare, appena si potrà, un’assemblea pubblica che dia spazio a tutte le anime della società che hanno qualcosa da dire a questo riguardo, e che la pensano come noi.

Ci porremo da controllori delle attività del governo regionale e delle amministrazioni delle principali città della nostra regione. Perché nessuno pensi che le donne abbassano la testa e stanno zitte, di fronte a questioni di tale rilevanza. Oggi è impossibile non avere le donne in politica. Soprattutto nella nostra regione, che con le donne ha dei grossi e atavici debiti da scontare.”

“ E poi ricordiamoci che la nostra Isola è ultima per disponibilità di posti al nido (meno di 10 bambini su 100) e al tempo pieno (meno di 6 bambini su 100). È fanalino di coda su scala europea per occupazione femminile. Anche in Sicilia abbiamo più laureate e diplomate rispetto ai coetanei uomini, eppure quasi 8 donne su 10 non lavorano”.

Dati sconfortanti. “Per questo a indignarci – dicono le siciliane – è la capacità di voler spazzare via secoli di lotte per l’emancipazione, per la parità, per l’accesso ai diritti negati e per la possibilità di poter contribuire al bene comune. 

“Non vogliamo solo piangere l’ennesimo corpo di donna trafitto e umiliato – concludono nella loro lettera aperta – Vogliamo invece ribellarci sempre e con forza ad azioni, linguaggi, decisioni che provano a umiliare le donne, il loro protagonismo sulla scena politica e a relegarle al buio della sconfitta sociale”.

Per aderire alla petizione visitatela pagina Facebook al seguente link:

https://www.facebook.com/siamosiciliane


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