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Si chiama Covid e-vax il primo vaccino in Europa basato sul Dna, ed è tutto italiano. Luigi Aurisicchio, CEO dell’azienda che lo ha sviluppato, rivela a che punto è la sperimentazione e di come viene somministrato.

Covid e-Vax, il vaccino Made in Italy

Covid e-Vax è il secondo vaccino italiano, assieme al Grad-Cov2 di Reithera, che al momento si trova in fase 2 e 3 di sperimentazione. La prima dose è stata somministrata presso l’ospedale San Gerardo di Monza, senza particolari effetti collaterali. I risultati, fanno ben sperare che la sperimentazione possa concludersi nei prismi mesi del prossimo anno.

Una scommessa tutta italiana

Ad occuparsi della sperimentazione del nuovo vaccino è la Takis, giovanissima azienda farmaceutica con appena 11 anni di attività alle spalle. Amministratore delegato e direttore scientifico dell’azienda è Luigi Aurisicchio, che dopo anni di esperienze nelle più grandi aziende farmaceutiche del mondo ha deciso di tornare a scommettere sull’Italia.


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Covid e-vax, il primo vaccino basato sul DNA

La Takis è specializzata in vaccini di tipo genetico per pazienti oncologici. Ed è proprio da questa esperienza maturata nel campo dell’immunologia anticancro che decide di misurarsi con il Covid. La novità assoluta? Sperimentare il primo vaccino anti-covid basato sul DnA. Sappiamo già che Pfizer e Moderna si basano sull’Rna messaggero, inoculando al paziente del materiale genetico che consente all’organismo di produrre la proteina virale autonomamente. Nel caso del Covid e-vax, il meccanismo è lo stesso ma il Dna ha il vantaggio di essere una molecola più stabile, resistente quindi, anche a temperature normali.

Covid e-vax: dose somministrata con una “pistola”

Oltre al Dna, la novità del nuovo vaccino e-vax sta nel suo metodo di somministrazione. Nessun ago, ma un sistema di elettroporazione per mezzo di una “pistola“. Sviluppata da un’altra azienda italiana, la Igea di Carpi, questa viene chiamata gene gun e “permette, tramite la somministrazione di un impulso elettrico di pochi millisecondi, di creare dei pori sulla superficie della pelle per far entrare il Dna”. Così facendo, “trasmettiamo all’organismo le istruzioni per l’uso, indicando al sistema immunitario del soggetto come riconoscere il virus e soprattutto quale parte del virus riconoscere”, spiega il ricercatore della Takis, Fabio Palombo.

Gli studi sulla sperimentazione

Gli scienziati stanno valutando se serviranno una o più dosi per assicurare la totale copertura dal coronavirus. La società ha, inoltre, messo a punto un sistema di algoritmi che consentono di prevedere quali saranno le varianti che si diffonderanno di più nella popolazione mondiale. In attesa dei risultati della sperimentazione, i ricercatori lavorano anche sul fronte delle cure, con alla base lo studio di oltre 60 tipi di anticorpi monoclonali, cercando i candidati più efficaci per neutralizzare il Covid.

Fonte: Il Giornale

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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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