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In Germania si sbriciola il muro del sessismo e, con lui, vanno a pezzi le barriere lessicali che separano maschi e femmine.

All’Università di Lipsia, una tra le più antiche e gloriose del Paese, che tra i suoi studenti vanta anche Nietzsche, la rettrice Beate Schuecking ha approvato la rivoluzionaria proposta di esprimere i titoli accademici – udite udite – solo al femminile, siano essi cromosomi X o Y.

L’annosa questione della parità dei generi trova così una svolta.

Un tempo le chiamavano quote rosa, oggi si assapora l’inizio di una “rivoluzione” epocale. Per tutti, insomma, si dovrà dire e scrivere su carte intestate, biglietti da visita, siti web, professoressa, assistente, ricercatrice e rettrice (in tedesco professorin, assistentin, wissenschaftlerin o rektorin).

Un professore che si chiama Mario, per dirne una, dovrà essere chiamato “Professoressa Mario”. Davvero, non stiamo scherzando.

E sono pochi a protestare tra i docenti maschi: «Questo è femminismo, una lingua che non fa bene al rigore del sapere e non porta contenuti buoni», dice il giurista Herr professor Doktor Bernd-Ruediger Kern.

E voi che cosa ne pensate?

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