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Altri retroscena dall’inchiesta sul presunto giro di prostituzione minorile che sarebbe stato gestito dai titolari di un’agenzia di moda a Palermo. L’indagine è destinata ad allargarsi: altre giovani modelle si stanno facendo avanti e la Procura sta vagliando le loro testimonianze e degli incontri a luci rosse.

Finora sono cinque le ragazzine individuate

Ma è probabile che le vittime siano molte di più, racconta PalermoToday. Dall’ordinanza di custodia cautelare del gip Fabio Pilato, con cui sono finiti in carcere Francesco Pampa e Massimiliano Vicari, emergono anche incontri a luci rosse a Monreale.

Rapporti di gruppo in una casa di campagna, con un uomo “grande, che mi faceva schifo”, come ha raccontato la giovane che ha fatto scattare l’indagine.

Il fascicolo, che ha portato anche ai domiciliari Filippo Giardi, è passato intanto dal procuratore aggiunto Annamaria Picozzi, che ora si occupa di reati finanziari, alla collega Laura Vaccaro, che segue le “fasce deboli” e coordina quindi l’inchiesta assieme al sostituto Sergio Mistritta.

In questi giorni, anche per via dell’eco mediatica che ha avuto la vicenda, diverse giovani si sono fatte avanti per raccontare le loro storie: anche loro sarebbero finite nella rete degli indagati e avrebbero venduto i loro corpi in cambio di denaro.

La giovane modella che, sostenuta dalla madre, ha denunciato di essere stata sfruttata sessualmente da Pampa e Vicari da quando aveva appena 15 anni, sul conto del primo ha detto:

“Lui non mi diceva esattamente che dovevo stare con qualcuno o con un suo amico, ma me lo faceva capire”.

Ha poi aggiunto che “quando io avevo rapporti con Fra, lui mi pagava sempre, mentre quando andavamo con altri non ci hanno mai dato soldi tra le mani: era Fra che poi mi dava 50 euro. Quando noi finivamo e uscivamo dalla stanza, Fra entrava in quella stanza probabilmente prendeva i soldi perché poi entrava nella nostra stanza e ci dava i nostri soldi.

Io a volte chiedevo a Fra se con noi ci sgubbava, ma Fra diceva che non era vero”. Le aspiranti modelle avrebbero ricevuto 50 euro a prestazione, ma i titolari dell’agenzia percepivano qualcosa per la loro presunta “mediazione” con i clienti? E se sì, quanto? E’ uno dei punti che l’inchiesta dovrà chiarire.

Gli incontri a luci rosse nella casa di campagna di Monreale

La ragazzina ha poi parlato delle orge a pagamento che si sarebbero consumate con un cinquantenne di Monreale. Appuntamenti che, secondo l’accusa, sarebbero stati organizzati da Pampa. “Ricordo che in questa casa, vicino a Monreale, c’era molto freddo, avevamo una stufetta. Era una casa di campagna dove non c’era la moglie (del cliente, ndr). Lui era grande. Cioè mi faceva schifo, una pancia gigante, troppi peli, una voce rauca, alto, denti bruttissimi, sporchi.

Ma non so bene, io non li baciavo mai – ha spiegato – le regole erano che non mi dovevano toccare dietro, non li baciavo e non mi dovevano toccare la faccia”. E ha anche indicato più o meno dove si trovasse l’immobile: “Ricordo che salivamo corso Calatafimi e anziché girare verso Monreale, andavamo a sinistra. Era una casa nascosta”.

Durante gli incontri “Mi diceva di accarezzarlo, mi faceva schifo”

La giovane modella ha poi raccontato cosa sarebbe accaduto nel casolare: “La prima volta che ci sono andata c’era anche un’altra ragazza. Prima lei stava con quest’uomo e io con Fra, anche perché lei lo conosceva quest’uomo, ci era già stata, poi ci invertivamo. Non eravamo nella stessa stanza, anche se la casa era piccola. Chiaramente cominciavamo a bere e poi lo facevamo. Oltre quella volta io sono stata in quella casa altre tre volte. Ho detto a Fra che non ce la facevo e lui mi diceva: ‘Tanto è vecchio, lo vedi come ti guarda? Finisci subito!’. Allora Fra diceva: ‘Vabbè, dai, iniziamo noi due’. Fra finiva subito, era come svuotarsi… Fra finiva e entrava a controllare se l’altra ragazza e quell’uomo avevano finito o chiedeva all’uomo se voleva continuare con me.

Quando lo facevamo con quell’uomo, mi diceva: ‘Dammi i baci sul collo, accarezzami’, ma lui lo sapeva che io non davo baci e certe cose non le facevo. Lui faceva smettere l’altra, che invece lo baciava, e magari le diceva: ‘Mettimi il preservativo’ e a me diceva: ‘Sali!’ e io salivo e ci alternavamo con lui”.

“C’è una riunione al casale di nuove modelle”

La giovane, in lacrime, ha successivamente riconosciuto in foto l’uomo di Monreale:

“Piango – ha detto agli inquirenti – perché ho riconosciuto quello di Monreale, è quello rappresentato in questa foto, sono certa”. La squadra mobile ha quindi avviato degli accertamenti. Ed è riuscita ad individuare non solo il cliente, ma anche la casa di campagna in cui sarebbero avvenuti gli incontri sessuali a pagamento.

Il primo marzo scorso è stata intercettata una telefonata tra Pampa e un’altra giovane modella, in vista di un nuovo incontro nel casolare, secondo gli inquirenti: “Prossima settimana, vediamo se martedì di pomeriggio se scendi che mi aiuti che c’è una riunione al casale di nuove modelle… Poi di sera rimani qua, perché poi andiamo… a bere una cosa a Monreale. Ti do conferma domani, così ti organizzi. Però non mi dire ‘non c’è nessuno che mi aiuta a scendere, non so come scendere’. Ti prendi il pullman e scendi… Poi la sera ti vengo a lasciare io, non ti preoccupare. C’è pure l’altra ragazza, ci beviamo una cosa insieme a Monreale… Al 99 per cento lavoreremo”.

“Oggi c’è una bella, è fantastico!” 

Il 3 marzo Pampa chiamava l’uomo di Monreale: “Ascolta, vedi oggi se vuoi possiamo cenare insieme” e lui:

Quante persone siamo, così mi organizzo, quattro persone siamo…”. L’uomo diceva di non poter confermare in quel momento, ma Pampa sottolineava: “Oggi c’è una bella, cioè oggi è fantastico, capito!”.

Poi il cliente richiamava: “La cena per stasera, va bene, però non prima delle 10 meno un quarto” e Pampa: “Pensa a comprare tutte cose tu, va bene?”.

I poliziotti, anche attraverso le telefonate dell’indagato, lo hanno seguito e sono poi riusciti ad individuare la casa di campagna di cui ha parlato la ragazzina.“

Fonte PalermoToday


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