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Durante le vacanze natalizie un giovane studente come tanti decide di fare un gesto caritatevole: donare cibo e vestiti ai senza fissa dimora palermitani.

Il suo nome è Valerio Riccobono e frequenta l’istituto Paolo Borsellino a Palermo. Ha 16 anni e come i suoi coetanei ama stare sui social. Lui li usa per portare tematiche importanti.

Giornalmente ai suoi seguaci parla di femminicidio, bullismo, beneficenza. A soli 16 anni ha un curriculum di servizio sociale immenso: attività incentrate sulla legalità fatte a 12 anni tra i banchi delle medie, incontri con parenti di vittime di mafia, seminari sul bullismo e ora anche beneficenza ai senza tetto. “Finalmente ho avuto la possibilità di avere passaggio e consegnare cibo in scatola e vestiti ai senza fissa dimora”.

Già perché da ben 3 anni Valerio Riccobono cerca di far beneficenza la notte di Natale, ma non ha mai potuto per mancanza di patente e di auto (avendo 16 anni).

Così la Vigilia di Natale il giovane studente, aiutato dalla Polizia Municipale e dalla preside del suo istituto, decide di consegnare scatolette di tonno, guanti, vestiti a chi ne ha più bisogno.

Ognuno cerca di dare il suo meglio. Gli scatti della notte di Natale nelle ultime settimane hanno fatto il giro dei social. “Il mio obiettivo non è mostrare la mia beneficenza, ma tramandarla ad altri ragazzi come me che hanno solo bisogno di una spinta”, ci dice Valerio.

L’intervista a Valerio Riccobono

Valerio, da dove nasce la tua passione verso il mondo della beneficenza? 

Nasce da quando vado alle scuole media. Ho iniziato partecipando ad un corso sulla legalità. Poi ho invitato i parenti di vittime di mafia nelle scuole medie Ugo e Borgese. Ho conosciuto Maria Falcone, Salvatore Borsellino e Graziella Accetta.

Ma sono stati i tuoi genitori a spingerti verso questo mondo?

No, di mia spontanea volontà. Sentivo il bisogno istintivo di farlo. Io ho trascinato i miei genitori verso questo mondo e loro mi hanno aiutato. Mia madre mi offre il suo furgoncino di lavoro per le mie attività benefiche.

A Natale hai donato cibo e vestiti ai senzatetto. Quanti ne hai aiutati?

In totale 50, più o meno. Ho ricevuto l’aiuto della Polizia di Stato e della Preside della mia scuola superiore Borsellino. Tra l’altro questo anno ricopro il ruolo di rappresentante di istituto, ne sono fiero.

Quale è la storia che ti è rimasta più impressa quella sera?

Un senzatetto che mi ha detto dal profondo del cuore “grazie”. Aveva il volto scavato e stanco. Mi ha riempito come non so cosa. Mi ha fatto stare bene il suo semplice grazie. 

Hai presente la storia di Fedez che ha regalato 1000 euro a 5 persone dall’auto. Cosa ne pensi?

Io personalmente penso che Fedez abbia fatto un gesto carino. Si deve trovare il marcio in ogni cosa, anche sulle buone azioni. Spesso ricevo critiche anche io perché dicono che lo faccio solo per farmi notare. Se lo facessi solo per farmi notare, utilizzerei altri metodi per crearmi visibilità. 

Altro caso di beneficenza. Matteo Salvini a Natale ha dato cibo ai senzatetto. Lo ha fatto per propaganda? 

Sì, penso si. In questo caso era quasi evidente. 

Quindi la beneficenza si fa e si dice? 

Sì. Io ad esempio condivido le mie azioni affinché più ragazzi si possano aggiungere al mondo della beneficenza. La mia preside sta creando progetti con tutti gli alunni del mio istituto. A giro gli studenti del Borsellino, se vogliono, potranno dare il loro contributo. 

Da grande vuoi rimanere sempre nel settore?

Mi piacerebbe entrare e collaborare con delle organizzazioni politiche. Voglio dare il mio aiuto e impegno per rendere Palermo un posto migliore.

Una vita spesa per la propria passione 

Valerio Riccobono neanche sembra che abbia 16 anni quando parla di politiche umanitarie e delle azioni benefiche in generale. Ha già trovato il suo posto nel mondo e nuota nel suo mare che è una meraviglia. 


Fabio Volo vs Fedez: “La beneficenza si fa in silenzio”


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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