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Quale sarà la sorte del Festival più amato d’Italia? Certo, non è il primo problema del nostro Paese, tra la pandemia e una crisi di Governo, ma se ne sta discutendo parecchio.

Vediamo di capirne il perché.

I dubbi e le criticità sulla sorte del Festival

Tutto è iniziato quando Amadeus, presentatore ufficiale del Festival per la seconda volta dopo il successo dello scorso anno, ha annunciato, insieme ai dirigenti della RAI, la presenza di figuranti.

Si tratta di un pubblico pagato per esser presente in sala, così come accade nella stragrande maggioranza delle trasmissioni televisive. Espediente per rendere l’atmosfera più calda e quanto più simile a quella cui Sanremo e i suoi spettatori sono da sempre abituati.

La proposta del pubblico figurante si è in seguito evoluta aggiungendo il requisito della “convivenza”. I figuranti partecipanti sarebbero dovuti essere conviventi, appartenenti dunque allo stesso nucleo familiare, tutti con regolare contratto e nel controllo del rispetto delle norme sanitarie. Ne avevamo già parlato qui

Da questa proposta si è sollevato un gran polverone.

Il punto in questione sarebbe la democraticità della scelta. Se è vero che Sanremo, ospitato ogni anno al Teatro Ariston, non possa definirsi propriamente uno spettacolo teatrale ma venga inteso come programma televisivo che muove grandi introiti pubblicitari, è altrettanto vero che da un anno, a causa delle restrizioni legate alla pandemia, non ci sono né concerti né spettacoli teatrali.

Tantissimi i lavoratori dello spettacolo ridotti allo stremo a causa dello stop forzato e che si sono schierati contro la proposta del direttore artistico.

Franceschini vs Amadeus

Il Ministro dei Beni e delle Attività Culturali, Dario Franceschini, ha buttato benzina sulla miccia accesa dalle polemiche, evidenziando un appunto inequivocabile:

“Il Teatro Ariston di #Sanremo è un teatro come tutti gli altri e quindi, come ha chiarito ieri il ministro @robersperanza, il pubblico, pagante, gratuito o di figuranti, potrà tornare solo quando le norme lo consentiranno per tutti i teatri e cinema. Speriamo il prima possibile” – questo il post pubblicato sul suo profilo Twitter.

Ma Amadeus non ci sta. Sanremo senza pubblico non è nulla e si dichiara pronto a lasciare la conduzione e la direzione artistica del Festival se la decisione dovesse esser questa, a poco più di un mese dalla prima serata che dovrebbe essere il 2 marzo. “Dovrebbe”, sì, meglio usare il condizionale.

Sanremo sì Sanremo no

Diverse le critiche e tantissime le opinioni mosse in questi giorni. C’è chi dice no, che la decisione giusta sia quella proposta dal Ministro Franceschini, affermando che le cose importanti sono altre e volendo dimostrare solidarietà ai dipendenti dello spettacolo. C’è chi dice sì, che a Sanremo non si può rinunciare, soprattutto in un periodo come questo in cui regalare momenti di leggerezza è ormai considerato un lusso.  Qual è la cosa giusta da fare? Forse hanno ragione tutti. Di certo resta importante tener d’occhio la curva giornaliera dei contagi, la vera base sui cui decidere.


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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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