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Oltre a sprofondare i piccoli negozi, rischiano di perder troppo anche i centri commerciali. Se per anni i centri commerciali hanno vissuto di una crescita o, comunque, di una stabilità, oggi molti negozi all’interno di queste strutture rischiano di chiudere e abbassare le saracinesche per sempre.

Le vendite calano. I ristori, essendo aperti, non ci sono. Gli affitti sono molto alti. Solo con una manovra di soccorso repentina si potrà risolvere un disastro già annunciato.

Andare in soccorso dei negozi all’interno dei centri commerciali costretti a rimanere chiusi durante le festività natalizie e nei weekend del periodo dei saldi ed in gravi difficoltà”. Questo è l’appello di Confesercenti Sicilia. Tutti uniti affinchè i lavoratori di settore vengano ascoltati.

Michele Sorbera, direttore dell’associazione siciliana, non usa giri di parole: “Siamo di fronte ad un’emergenza. I contratti all’interno dei centri commerciali prevedono un affitto minimo garantito. Questo viene calcolato sulla normalità degli incassi e non certo su un periodo disastroso come l’anno che ci siamo lasciati alle spalle. Tutto questo significa che a fronte di un crollo di vendite e incassi, le imprese si trovano a pagare un canone minimo diventato insostenibile”.

E poi sostiene: “Con l’aggravante che le attività all’interno dei Centri commerciali, anche durante la zona gialla e arancione, non hanno avuto e continuano a non avere diritto ai ristori”.

Il grido di dolore dei centri commerciali

Uno dei tanti commercianti devastati dalla pandemia, Massimiliano Mangano, dichiara molto affranto: “Il problema degli affitti si è posto per tutti. C’è anche chi in via Libertà, ad esempio, ha chiuso perché non riusciva più ad ammortizzare i costi. Abbiamo avuto un calo di oltre il 60% degli incassi che non permette di ammortizzare i costi”. Serve una soluzione rapida, prima che la situazione non si possa più gestire e curare a dovere.


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A proposito dell'autore

Alessandro Morana

Mi chiamo Morana Alessandro, classe 2000, palermitano. “non aver paura di sbagliare un calcio di rigore. Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”

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