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Nascono in Sicilia i Poli universitari penitenziari, così da consentire il conseguimento della laurea anche ai detenuti. A stabilirlo, l’intesa quadri-laterale tra il Garante dei diritti dei detenuti della Sicilia, il Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, le Università di Palermo, Catania, Messina e la «Kore» di Enna, con l’adesione della Regione tramite l’assessorato dell’Istruzione e della Formazione.

La Sicilia nuovo punto di riferimento

È un evento al quale attribuisco un alto valore morale” questo il commento del Presidente della Regione Siciliana alla conclusione dell’accordo quadro. Il governatore Musumeci, inoltre, dichiara con grande orgoglio come la Regione sia la seconda istituzione locale (dopo la Toscana) ad inserirsi pienamente nel rapporto fra gli Atenei e il Provveditorato dell’Amministrazione penitenziaria, diventando un vero punto di riferimento ed ispirazione per il futuro delle altre autonomie locali.

L’istruzione per la rieducazione sociale

Giovanni Fiandaca, il Garante regionale dei diritti dei detenuti, sottolinea l’importanza di garantire ed agevolare l’istruzione universitaria all’interno degli istituti penitenziari. L’ordinamento penitenziario, infatti, “riconosce l’istruzione come primo elemento del trattamento rieducativo” dichiara Fiandaca. Aggiunge che tale obbligo morale vale soprattutto al sud, “dove la popolazione carceraria statisticamente presenta un livello di istruzione e di scolarità più basso” conclude il Garante, individuando nell’istruzione il mezzo più diretto ed idoneo alla rieducazione sociale dei detenuti.

I Poli universitari penitenziari in Italia

Secondo quanto riportato dall’ANSA, sono 80, in Italia, gli istituti penitenziari in cui viene garantita l’istruzione universitaria, con la collaborazione di 37 atenei (di cui 4 siciliani), per un totale di circa 1.000 studenti detenuti iscritti. Di questi, il 60% sono detenuti in regime di media sicurezza, il 34% di alta sicurezza, l’1,5% sono al 41 bis. Un minor dato riguarda le donne. Solo il 2% degli studenti universitari detenuti, infatti, ha una rappresentanza al femminile.

Cosa prevede l’accordo?

I Poli universitari offriranno ai detenuti destinatari vari percorsi formativi utili alla loro riabilitazione e rieducazione sociale. Le attività, finanziate dalla Regione, avranno luogo nelle sedi individuate dal Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria in accordo con gli Atenei, così da coordinare al meglio le attività didattiche e l’impegno di tutti gli operatori coinvolti (docenti, personale amministrativo, tutor e studenti).Verranno anche dedicate diverse strutture alla svolgimento dei “tirocini curriculari”. Le risorse verranno, ovviamente, anche impiegate per l’acquisto di strumentazioni tecnologiche, materiale didattico o banche dati ai detenuti iscritti. Ogni anno, le Università trasmetteranno alla Regione una relazione sul relativo andamento dei Poli e delle attività erogate.


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A proposito dell'autore

Cristina Riggio

Laureata in Giurisprudenza a Palermo con una tesi di diritto penale, non ho mai abbandonato la mia passione per la scrittura. Curiosa ed ambiziosa, cerco di rinnovarmi continuamente.

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