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La mattina del 10 maggio è uscita la notizia di una possibile fusione tra Star Entertainment Group Ltd. e Crown Resorts Ltd., i due operatori australiani leader nel settore dei casinò. Del valore di 12 miliardi di dollari – equivalenti a circa 7,5 miliardi di euro – la proposta prevedeva che i due colossi si unissero mettendo così definitivamente da parte la loro storica rivalità.

Se questo affare fosse andato in porto, si sarebbe costituito un gruppo combinato in cui sarebbe stata attribuita la maggioranza a Crown. Secondo le previsioni, quest’ultima avrebbe avuto il controllo sul 59% delle azioni, mentre a Star sarebbe stato garantito il possesso della parte restante. 

Dopo poco più di due mesi, questo scenario più che promettente ha avuto però un drastico cambio di rotta. Anche se, in un primo momento, la fusione avrebbe portato allo sblocco di un valore netto di due miliardi di dollari australiani – circa 1 miliardo e 250 milioni di euro – Star ha manifestato un ripensamento che, a luglio, l’ha obbligata a fare marcia indietro.

Cosa è successo in questo periodo e, soprattutto, è definitivamente esclusa ogni possibilità di collaborazione tra Star e Crown? Insomma, quali sono i possibili scenari per il futuro prossimo? 

Non esiste alcun dubbio sul fatto che questa fusione avrebbe potuto apportare notevoli benefici in termini economici e di visibilità per entrambi gli operatori. Tuttavia, Star ha improvvisamente dichiarato che il suo cambio di direzione era dovuto alla situazione poco chiara in cui si trovava Crown. 

Per essere specifici, l’incertezza a cui si fa riferimento è stata esplicitata dal consulente legale che si è occupato di portare avanti un’inchiesta della Royal Commission dello Stato di Victoria. Quest’ultima ha stabilito che Crown non era in grado di mantenere attiva la licenza del suo casinò di Melbourne e di gestire un’altra struttura che, all’interno del resort Barangaroo situato nel porto di Sidney, permetteva ai suoi clienti di giocare a poker, roulette e slot machine immersi nel lusso più sfrenato.

Alla radice di suddetta incapacità ci sarebbero le vistose inadempienze della società, incolpata di collaborare con la malavita organizzata. Nello specifico, la si accusava di evasione fiscale e di un certo lassismo nei controlli di riciclaggio di denaro. 

Anche se Crown riuscisse a mantenere la sua licenza – ha dichiarato il portavoce di Star – questa inchiesta potrebbe comunque avere un impatto enorme sul valore delle sue azioni, originariamente valutate 14 dollari australiani – l’equivalente di 8,70 euro al cambio attuale.  

A questo proposito, dopo il picco di maggio, si è già assistito a un crollo del 25% che ha portato il loro valore di mercato a raggiungere i 6,7 miliardi di dollari australiani – pari a poco più di 4 miliardi di euro. 

Dopo aver ritirato la proposta di fusione, il gruppo Star ha spiegato che la sua decisione è irrevocabile. Tuttavia, questo non esclude che una collaborazione tra le due società non possa comunque avvenire nel prossimo futuro, seppur se in termini diversi.

Il 15 ottobre è una data cruciale per lo sviluppo di questa vicenda. Questo sarà il giorno, infatti, in cui il commissario Ray Finkelstein pubblicherà un report contenente le sue riflessioni e una serie di raccomandazioni dirette al premier della Victoria Dan Andrews. 

Anche se al momento non si hanno certezze, si può comunque speculare che, se in tale documento venisse confermata l’inadeguatezza di Crown, si aprirebbero in automatico nuove opportunità per Star. 

Per esempio, c’è chi ipotizza che il Governo locale potrebbe cedere la gestione delle strutture di Crown presenti sul territorio a un operatore esterno, almeno fino a quando non venga riacquisita l’idoneità persa. In questo senso, una delle scelte più papabili potrebbe proprio essere Star. 

Ma c’è anche una seconda valida opzione, più dispendiosa ma sicuramente più conveniente nel lungo termine. Invece di un controllo temporaneo dei casinò finora nelle mani della rivale, si tratterebbe infatti di un acquisto a titolo definitivo. 

A detta del direttore esecutivo di Star Matt Bekier, questa idea è piuttosto invitante. La fattibilità dell’operazione dipende invece da – come lui stesso dichiara – il prezzo di vendita dei “pezzi di Crown” e dalla capacità della sua società di avere presto a disposizione liquidi da investire, magari ricorrendo alla strategia Opco/ Propco.

Come si è visto, l’avventura congiunta delle australiane Star e Crown per la creazione di un gigante del gioco e dell’ospitalità è finita prima di iniziare. Potenzialmente vantaggiosa per entrambe, questa fusione non è infatti andata a buon fine a causa dei problemi legali di Crown.

Questo, però, non esclude una collaborazione futura tra le due, magari sotto forma di un possibile investimento da parte di Star. Le opzioni più probabili in questo senso la vedrebbero nelle veci di gestore temporaneo o acquirente delle strutture un tempo gestite dalla rivale. 

Il 15 ottobre è ormai alle porte e, conoscendo la lungimiranza di Star negli affari, l’alternativa più quotata è proprio quest’ultima. 

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