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Oggi ha fatto scalpore la copertina di Vanity Fair che ritraeva Vanessa Incontrada nuda, in tutte le sue forme e titolava “nessuno mi può giudicare”. Peccato invece che tutti giudicano.  

La notizia mi è arrivata da Facebook. All’inizio quasi non ci faccio caso, ma il mio radar ha iniziato a suonare quando leggo che le foto della modella e attrice sono state terribilmente criticate. Allora spulcio meglio la questione.

I dettagli del caso

Lo scatto incriminante ritrae la Incontrada effettivamente nuda, con quelli che sono, per una modella, dei chili in più. Da poco ha partorito e, da quello che dice lei stessa, questo ha modificato molto il suo corpo, ma non la sua autostima. Il messaggio sotto la foto è “Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu”, citando la famosa canzone. Guardo bene lo scatto: Vanessa Incontrada è un sogno, non mi sembra sovrappeso. Poi inizio a leggere i commenti a dir poco terrificanti in cui sia uomini che donne –cosa davvero terribile – si sbizzarriscono. C’è chi dice che sia assurdo che si sia fatta fotografare così, chi le dice di coprirsi, c’è chi anche la accusa di essere “fuori fuoco” con il messaggio che vorrebbe dare.

Il movimento Belle di faccia

Facciamo un passo indietro. Da qualche tempo ho iniziato a seguire, sotto consiglio di una cara amica molto più informata di me, un movimento di “Fat Acceptance” chiamato Belle di faccia. Le due fondatrici sono Chiara Meloni e Mara Mibelli. “Belle di faccia nasce nel 2018 come progetto su instagram e nel 2019 diventa un’associazione”.

L’idea ha origine dalla necessità di riportare i corpi grassi al centro del movimento body positive italiano, con un particolare focus sulla Fat Acceptance e Fat Liberation.” Si descrivono con queste parole sul loro splendido sito, che vi invito caldamente a visitare. Partendo da questo presupposto, sono molte le modelle e influencer definite “curvy” che ormai fanno furore sui social, una di queste ad esempio è Stefania Ferrario, che con i suoi post “body positive” infonde nei suoi followers, di ogni sesso, la voglia di volersi bene.

L’intervista di Vanessa Incontrada

Tornando alla foto di Vanessa Incontrada, motivo per cui ho iniziato a scrivere questo breve articolo, mi hanno colpito le sue parole rilasciate durante l’intervista a Vanity Fair. “Ho partorito Isàl a Barcellona […] Quando me l’hanno messo in braccio, mi sono sentita felice come non mai. E anche, finalmente, meno preoccupata di me e del mio corpo: c’era lui e lui era il mio unico pensiero. Ma dopo 10 giorni dal parto, a causa di impegni di lavoro che mi ero presa, sono salita con Isàl su un aereo verso l’Italia. Arrivata sul set di uno spot pubblicitario, nel camper che fungeva da camerino, mi portano i vestiti da provare. Li passo tutti in rassegna e non me ne entra nemmeno uno. Dico, neanche uno. Senza rendermene conto, senza riuscire a controllarmi, scoppio in un pianto così sonoro che mi sentono tutti.”

Queste sono parole che dovrebbero scatenare in ogni donna un sentimento di “sorellanza”, scusatemi il termine. È ovvio che Vanessa Incontrata, che di mestiere fa la modella, non abbia le fattezze di una donna “comune” anche dopo il parto. Quello che la rende una donna come tutte noi è questo sentimento di vergogna, questa paura di non essere all’altezza delle aspettative altrui ma anche la voglia di dire “Vado bene così”.

E noi?

Dobbiamo piuttosto riflettere sul perché ancora oggi ci soffermiamo a giudicare, a guardare, ad analizzare con la lente d’ingrandimento questa o quella modella, tutti pronti a notare la cellulite, la sua assenza, il rotolo in più o in meno di grasso, il taglio di capelli sbagliato e chi più ne ha più ne metta. L’accettazione è ancora lontana dai nostri pensieri ma dovrebbe essere la stella polare che ci guida verso un futuro migliore. Perchè ogni volta che non accettiamo l’altro, che lo deridiamo per la sua diversità, stabilita da canoni e stereotipi falsi, provochiamo una ferita in quella persona. E quella ferita domani potrebbe essere inferta anche a noi. Per questo prima di criticare con veemenza qualcuno dovremmo farmarci a riflettere. O magari fermarci e basta.


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A proposito dell'autore

Beatrice Gozzo

Inguaribile nerd, dopo il triennio alla scuola di fumetto di Palermo, ho deciso di unire la mia passione per il disegno con quella della scrittura, così mi sono iscritta alla scuola Holden. Da qualche anno, sono tornata in Sicilia, la mia terra, dove mi occupo di corsi brevi di disegno e scrittura per bambini e di fumetto per ragazzi.

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