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STAGISTI: Quei giovani ragazzi e ragazze, freschi di università, che dopo i primi passi nel mondo del lavoro si sono trovati ad affrontare, senza alternative, la crisi economica legata a covid-19.

L’Istat lo ha ripetuto più e più volte: i più colpiti dalla crisi economica legata a Covid-19 sono i giovani e le donne. A confermare questo trend sono, tra gli altri, i dati degli stage. A ottobre 2020 la Repubblica degli Stagisti ha elaborato i dati forniti dal ministero del Lavoro rilevando come nel primo semestre del 2020 gli stage extracurricolari, retribuiti e svolti al di fuori del percorso scolastico, sono risultati pressoché dimezzati (-48%). Siamo passati da 185.152 attivazioni a 96.376. Con la seconda ondata, mancano ancora i dati, la crisi si è acuita.

Giovani stagisti

«Mi sono laureato nel 2017. Dopo tre anni di tirocini non ho un lavoro e nemmeno tutele». Giorgio Rebuscini, 29 anni, analista finanziario, fa parte degli stagisti dimenticati in pandemia. Quella fetta di giovani, freschi di università, che dopo i primi passi nel mondo del lavoro si sono trovati ad affrontare, senza rete, la crisi economica legata a covid-19.

«Nell’ultima società dove ho lavorato — dice — ho chiesto un contratto dopo lo stage. Impossibile, mi hanno offerto di lavorare in ritenuta d’acconto. Con il contratto avrei potuto fare richiesta per la Naspi.

Invece finita l’esperienza di lavoro, già complicata da tutte le difficoltà dello smart working, mi sono trovato a casa senza ammortizzatori sociali». Senza lavoro dal 31 dicembre 2020 «anche se avrebbero voluto tenermi», Rebuscini non molla e manda curriculum. Con la specializzazione in finanza sostenibile la speranza è che sia più semplice trovare un impiego stabile.

«Come me migliaia di ragazzi sono in questa situazione. Ne parliamo tra colleghi: accumuliamo stage ma in pochi firmano un contratto dopo», aggiunge. Una frustrazione che lo ha portato a denunciare la situazione anche sui social: «Il mio estratto conto contributivo a quasi 30 anni è inesistente. Ditemi voi se è normale. Io non ci dormo la notte».

Gli stagisti in sospeso

Migliaia di aziende sono state costrette a sospendere gli stage durante i vari lockdown dovuti alla pandemia. Il risultato è una generazione di stagisti in sospeso. Uno stage sospeso significa la mancata corresponsione dell’indennità con cui molti giovani pagano affitti e spese giornaliere. Si parla di 500-800 euro che possono fare la differenza a fine mese, soprattutto per chi non h amai avuto uno stipendio. E per cui non esiste Cig o disoccupazione che tenga considerando che lo stage non è nemmeno un contratto di lavoro.

Le ragazze solo le più danneggiate

Il dato nel dato è che nel secondo trimestre del 2020, gli oltre 27mila tirocini attivati hanno evidenziato un netto distacco tra il 46,4% di stagiste e il 53,6% di stagisti. In precedenza le attivazioni davano un quadro di parità. Ed ecco che torna alla mente l’allerta Istat: donne e giovani tra i più colpiti.

Gli aiuti regionali

In questo contesto spicca la decisione di alcune (poche) Regioni di farsi carico degli stagisti in difficoltà a causa dal Covid. Le Marche a giugno hanno stanziato oltre 2,5 milioni di euro per offrire ai tirocinanti danneggiati dal Covid un’indennità una tantum di 800 euro. Lo stesso ha fatto la Toscana. Quest’ultima ha pubblicato poche settimane fa il bando per l’indennità a cui è possibile fare domanda dal 14 gennaio. Previsto un «contributo di 433,80 euro mensili, erogato per il periodo di sospensione del tirocinio, se superiore a 15 giorni, fino ad un massimo di 2 mesi». La Lombardia ha invece pubblicato una serie di faq sul proprio sito per spiegare come gestire i tirocini durante l’emergenza.

Next Generation Ue

In molti guardano al Pnrr, il piano nazionale di ripresa e resilienza, per risolvere la «questione giovani» schiacciati tra disoccupazione e precariato. Nella bozza del piano sostenuto dai fondi Next Generation Ue, va detto, un intero capitolo è dedicato agli under 35. Si parla di rafforzare le azioni volte a favorire « l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro potenziando i centri per l’impiego e le attività di orientamento e formazione». Stupisce però che della parola «stage» o «tirocini» non ci sia nemmeno l’ombra.


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Fabio C.

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